Stella MORRA
Il Regno di Dio è dei violenti?
Ed. Effatà

Postfazione

Suggerimenti per un buon uso di questo libro

Stella Morra mi ha fatto il favore di chiedermi una postfazione per il libro sul conflitto che avete appena letto. Mi chiedo: in che modo scriverla? Personalmente, credo che il genere letterario della lectio escluda che si cerchi di proporre una piccola "sintesi" degli sviluppi che sono nati dagli imprevisti del testo biblico o dalla vivacità dei dialoghi. Li si tradirebbe, in effetti, se si cercasse di isolarne gli elementi proposti, nella prospettiva di organizzarli secondo una determinata logica concettuale. Per definizione, infatti, la lectio è una impresa sempre incompiuta, infinita; essa produce i suoi frutti nell'atto stesso della lettura, e frutti di questo tipo nutrono immediatamente, senza bisogno di conservarli nella caverna della memoria. O, forse più esattamente, se c'è un motivo per conservarli, una tale operazione è assolutamente personale. Lectio e memoria appartengono all'avventura della vita spirituale, non si possono sottrarre al dominio dello Spirito, che allo stesso tempo ispira la Scrittura e abita il cuore dell'uomo, creando in questo modo lo stretto legame tra loro, senza permettere che nulla sia messo da parte.

Per questo motivo rinuncio ad una vera e propria presentazione, anche breve, di una "dottrina del conflitto", che unirebbe in una struttura logica ciò che invece deve restare, come si direbbe in chimica, "allo stato nascente", leggero, volatile e, proprio per questo, serio e profondo. Piuttosto, tenterò di offrire qualche suggerimento circa un modo, che mi è parso buono e che io stesso ho messo in atto, di usare questo libro per progredire nel cammino della vita.

Mi sembra che una prima lettura di questo libro debba essere seguita da una seconda e, forse, da molte altre. La prima (che potrebbe far seguito a quella di altre raccolte di Stella) comincia a manifestare al lettore un metodo. Su un dato tema - in questo caso il conflitto - l'autrice ha selezionato dei testi che ha giudicato pertinenti, e su ciascuno di essi ha proceduto in due tempi: dapprima una collocazione generale del testo e poi un commentario, frase per frase, in cui appaiono tratti diversi del tema scelto, ma come autonomamente e senza premeditazione, con sfumature a volte più antropologiche, a volte più immediatamente cristiani. In tal modo, il lettore è condotto poco a poco, secondo una bella espressione di Stella, a "abitare [intellettualmente] il conflitto". Ho aggiunto la parola 'intellettualmente' perché queste lectiones ci abituano poco a poco a comprendere il luogo centrale del conflitto nella vita, sia che ci si ponga a livello della natura (il conflitto legato all'alterità e alla differenza) sia che si ponga a livello della grazia (il conflitto manifestato nella Croce di Cristo, "follia per i giudei e scandalo per i pagani"). Così il metodo sbocca su una conoscenza, fatta di immagini, di simboli, di nozioni, di esempi. La conoscenza, qui, libera, dato che ci manifesta la normalità del conflitto e ci apre all'arte del viverlo.

Ma non si può essere soddisfatti del solo comprendere. Per questo motivo, forse dopo un po' di tempo di pausa, è necessario tornare al libro, in modo magari più libero, per esempio rileggendo i capitoli in senso inverso, cominciando con l'Apocalisse per finire alla Genesi, o ordinandone diversamente la lettura…., ma con una preoccupazione più esistenziale di conversione. In effetti, al di là della questione del conflitto in generale, ciò che ho in realtà di fronte sono i miei conflitti personali, con me stesso innanzi tutto, con quella specifica persona, o di fronte a quella istituzione. Questi conflitti provocano degli strappi, a volte duraturi, che lacerano la mia vita. Ci sono inoltre i nostri conflitti, e cioè quelli dei gruppi ai quali appartengo e con cui condivido la vita, gli impegni e le ideologie, rispetto ad altre comunità che vi si oppongono. I 'miei' e i 'nostri' vengono a costituire così una traccia essenziale dell'avventura della mia, della nostra vita, contrapposti ai 'suoi' e ai 'loro'. Riletti in questa prospettiva che si potrebbe definire "urgente", i testi della Scrittura scoperchiano, essi stessi, dei veri conflitti, delle vite avventurose, rischiose, in contesti difficili, in cui 'vita' e 'morte' non sono più semplici parole, ma carne e sangue, luce, sempre così breve, e oscurità che non cessa mai di perdere terreno. I commentari offerti in questo libro servono allora da mediazione tra la Scrittura e l'esperienza; tracciano gli indicatori di marcia dall'una all'altra: con tutto ciò che propongono, gli elementi che sgorgano costituiscono l'indicazione di un cammino di salvezza, e cioè non la "risoluzione dei conflitti", ma piuttosto la prescrizione, direi quasi "autoritaria" di qualche spostamento indispensabile, nell'intelligenza e nell'affettività, così come nei comportamenti intimi e nelle relazioni agli altri. Di modo che, al limite, Caino e Abele, Gesù e Pilato, la Donna e il Dragone… perdono la loro distanza: io mi riconosco in loro e comprendo che sono lì nella Scrittura solo per rivelarmi la mia avventurosa identità, per impedirmi di fuggirla e per coinvolgemi in essa con 'il volto indurito' come è detto di Gesù che parte verso Gerusalemme.

In tal modo, una terza tappa, forse, si profila così all'orizzonte. La memoria cristiana in effetti suggerisce altri testi al cuore abitato dal conflitto. Essi ci raggiungono poichè, essendo convertiti dai precedenti e per mezzo di essi, attraverso una lectio coinvolgente che ci ha condotti a "abitare" diversamente il conflitto, la memoria scopre degli aspetti di esso che provengono da altre avventure i cui avvenimenti e le cui armoniche invitano a nuovi percorsi. Giobbe di fronte ai suoi amici, Giona alle prese con Dio, Geremia e i principi di Israele, Gesù e i Farisei, ma anche Gesù di fronte a suo Padre nell'orto degli olivi, Paolo che crede di morire nelle sue dispute con quegli "arciapostoli" che tentano con convinzione e perseveranza, e a volte con successo, di rovinare le comunità fragili che egli aveva costruito con tanta pena… Tanti conflitti abitati che sono anche i nostri e che lo divengono sempre più attraverso la lectio. E chissà se, avendo percorso questi nuovi cammini, non si tornerà forse su quelli che sono accennati in questo libro? Lo Spirito ispiratore della Scrittura e guida intima di ogni vita e di ogni comunità, non cessa mai infatti di spingere in avanti, di trasformare il conflitto perchè lo si sappia sempre meglio abitare. E non cessa mai neppure di ricondurre l'attenzione sui conflitti che tessono, non accidentalmente, ma essenzialmente, la Storia della Salvezza, affinchè le nostre storie ne siano trasfigurate.

Per concludere, una suggestione che non commenterò: forse che il "nome nuovo", perchè sempre antico, del "conflitto" non sia "amore", se è vero che "colui che perde la sua vita la guadagnerà" e che "amare è donare la propria vita per coloro che si amano"? E chi avrebbe il diritto, chi avrebbe il desiderio di non amare?

Ghislain Lafont, OSB

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