Incontri di Studio Una mappa della verità cristiana Il cammino che iniziamo vuole essere un percorso di approccio sistematico alle verità essenziali del cristianesimo. E’ un percorso complementare all’approccio per problemi. Partendo da una visione parziale, facciamo sovente fatica a capire le risposte che riceviamo dalla Chiesa, e allora seguiamo le nostre convinzioni personali. Se invece abbiamo un quadro generale, capiamo l’orizzonte entro cui ci poniamo e dentro cui, pur problematicamente, cerchiamo di mettere a posto i diversi tasselli. Dobbiamo passare da una visione museale del sapere di fede (staccato dalla realtà, degno di ammirazione, ma che non influenza più di tanto il nostro stile di vita, che segue altre logiche), ad un sapere “utilizzabile” nella nostra vita.
Schema riassuntivo delle verità di fede:
- Assi cartesiani: - Idee rappresentate: Esempio di come si fa a fare queste cose: esperienza liturgica - assi cartesiani su piano
parallelo: - ellisse:
LA RIVELAZIONE Domanda chiave: Come faccio a sapere qualcosa su Dio? Criteri di risposta normalmente esistenti: - via filosofica: produzione dell’umana riflessione - via illuminativa: ascetica, mistica Il Cristianesimo ha invece una posizione “ossimorica”: “ne l’una né l’altra” e “e l’una e l’altra”.
La questione della rivelazione è il punto di ingresso nella questione delle verità fondamentali. E’ la discussione sulle REGOLE del cristianesimo (teologia fondamentale). Tutto il resto sta dentro queste regole ed è trattato dalla teologia dogmatica. Il discorso sulle regole è chiave ad esempio nella lettura della Parola di Dio: - quanto più le regole interpretative della Bibbia si spostano verso la via riflessiva tanto più la proposta cristiana diventa secolarizzata (vedi utilizzo strumentale del cristianesimo come baluardo di difesa della cultura occidentale), - quanto più si spostano sulla via illuminativa tanto più ci si avvicina a un modello fondamentalista.
Tre poli Per il cristianesimo la rivelazione è formata da 3 poli, tutti all’interno di una “scatola”:
Nessuno di loro è sufficiente, devono continuamente correggersi uno con l’altro. I 3 poli stanno dentro la scatola delle culture, con le loro parole, i linguaggi i livelli di comprensione di ciascuna cultura, non di un assoluto.
1) La rivelazione di Dio Dio parla, in modi diversi, con culture diverse, ma parla. Parla a 360°, prima di tutto in Cristo, ma in tanti altri modi (la PdD, nella nostra coscienza, nel paradigma della storia ebraica, …) I modi in cui Dio parla sono sempre PLURALI (non uno, non infiniti, ma molteplici: ad esempio non un vangelo, ma 4 vangeli) e PLENARI (nessuno da solo può bastare, il senso sta solo nell’insieme di tutti i modi). La verità comunque rimane una. Una conseguenza di ciò è che i cristiani non hanno bisogno di essere tutti uguali (finchè non scatta un vincolo di coscienza, caso raro). Allo stesso modo nel processo ecumenico si parla di unità nella diversità o diversità riconciliate.
2) L’atto di fede L’uomo gioca la sua libertà
nell’ascoltare la parola, lasciandosi tirare dentro il dialogo.
3) La tradizione L’ascolto avviene attraverso
una successione (ermeneutica) di ascolti raccontati. Io racconto ciò che è
accaduto a me, lo interpreto, lo trasmetto. Questa è la TESTIMONIANZA: il
raccontare la propria esperienza avendo fiducia che se Dio ha parlato a me
parlerà anche agli altri, non mi devo mettere a spiegare. E’ come il
rapporto fra genitore e figlio: fare compagnia al figlio che cresce, con la
fiducia che troverà la sua strada per diventare adulto, standogli vicino,
aiutandolo a capire. Le culture La rivelazione non è mai data in modo puro: il cristianesimo sa di essere incarnato, è immerso nelle culture e si serve delle culture per trasmettersi. Le culture diventano le forme del cristianesimo. La sostanza resta e le forme mutano. Il problema è come non confondere la “forma” con la “sostanza”.
Alcuni punti di riflessione Dio parla, pluralità e plenarietà: se la verità è una, ma si esprime in modo plurale e non infinito, come arrivare a capire se si è dentro o si è fuori? Quali sono i criteri? E’ qui che si colloca il concetto di tradizione? Ma allora come la Chiesa decide “l’elasticità” della sua tradizione, per avvicinarsi sempre più ai confini della pluralità di Dio? Qual è il ruolo dello Spirito Santo in tutto ciò? Quali sono le verità “uniche” sulle quali c’è piena certezza per la Chiesa Cattolica? Quali sono le regole e le verità uniche in cui il cristianesimo nella sua forma cattolica si distanzia dagli ortodossi e dai protestanti? … in definitiva, fino a che punto la Chiesa cattolica non è altro che una delle espressioni plurali del cristianesimo, condividendo parte delle verità con le altre Chiese, ma avendo anche lei saperi particolari, ovvero verità non ancora completamente “verificate”?
La parola di Dio: come è stato fissato il canone (il Nuovo Testamento)? Perché a un certo punto gli Ebrei hanno “deciso” di congelare la Bibbia, perché anche loro hanno deciso che Dio aveva smesso di parlare tramite nuovi scritti sacri?
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