Incontri di Studio Riassunto delle puntate precedenti:
Obiettivo del lavoro: dare una visione sistematica dell’autocomprensione di sé del Cristianesimo relativamente ai contenuti della fede (non sono l’unica cosa ma hanno un loro ruolo).
I contenuti della fede dipendono dalla Rivelazione di Dio.
di conseguenza…
cambia l’idea di verità:
Questa ricomprensione della Rivelazione nasce dal mondo teologico, dalla rilettura dei padri per la prima volta dopo 3 secoli (dicono tutto e il contrario di tutto…) ed hanno ritrovato uno stile pre-razionalista. Un altro elemento è stato il rinnovamento liturgico, che ha spostato l’attenzione sulla partecipazione ai misteri, dove l’accento non è in primo luogo sui contenuti, ma sulla comprensione di una relazione vitale.
Un passo avanti: Se il cristianesimo si basa sull’autocomunicazione personale di Dio in Gesù Cristo, la domanda è: quale accesso abbiamo noi a Gesù Cristo, cioè a quel movimento che Dio compie per autocomunicarsi? Come ci possiamo raccordare, entrare in rapporto con Cristo, persona che – da un punto di vista storico – è perduta?
Da questo punto di vista il cristianesimo diventa molto più essenziale, ma anche molto più radicale perché sta o cade intorno a questa questione. Se noi non abbiamo un accesso credibile a Gesù crolla tutta l’impalcatura.
Questione di fondo:
Gesù come persona storica è un oggetto irraggiungibile nella sua particolarità. (Di solito ne facciamo una riduzione di tipo spiritualista, il rapporto con Gesù come un movimento interiore in cui mi relaziono a lui leggendo la Parola e lui mi parla, ma questo è un movimento essenzialmente narcisistico, senza l’oggettività di Gesù).
Premesse:
Tutti gli studi partono dal trovare qual è la più antica forma in cui Gesù è stato riconosciuto nel suo legame tra particolarità e universalità, come autocomunicazione di Dio, ed è stato annunciato così. Questo è il kerigma, la forma più antica in cui il racconto su Gesù diventa sinteticamente una consapevole presa d’atto di come Dio si mostra. La forma verbale più antica, più vicino alla vita storica di Gesù, in cui qualcuno dei testimoni riconosce l’unione della particolarità della vicenda biografica di Gesù e la sua universalità come “mostrarsi” di Dio. La ricerca di questo punto di partenza è essenziale perché Gesù per loro non era un oggetto storico perduto, e permette di capire che cosa ha fatto scattare e come hanno spiegato in loro la consapevolezza che non si trattava solo di un rabbi ma era la manifestazione radicale e definitiva di Dio, forse abbiamo la matrice originaria attraverso cui accedere a Gesù anche noi. Oggi il 90% degli esegeti considera il kerigma più antico il versetto 37 del cap. 2 degli Atti, un “appunto” di una predicazione originaria, più antica, interpolato nel discorso di Pietro.
Questo è interessante perché l’interrelazione tra il ragionamento teologico e la ricerca scientifica costringe ad una forma di kerigma molto storico, bisogna per forza tener conto che presto o tardi la ricerca storica dimostrerà che quel versetto non è il più antico: “salta” ogni possibilità di fondamentalismo, ma è necessario essere strettamente legati al testo ed alla sua integrazione.
“Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”. Atti 2, 37
Aspetto parenetico, - risponde alla domanda “che cosa devo fare?”
Comprensione teologica del fatto storico - risponde alla domanda “che cosa fa Dio e perché?”
Fatto storico
Questi 3 elementi sono il paradigma di come la particolarità di Gesù viene compresa e trasmessa come avente una valenza salvifica. E’ importante trovare il kerigma più antico perché ci mostra come le persone che hanno avuto accesso storico a Gesù hanno fatto il “salto” ad un accesso che non è più storico.
1. “Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele…”
2. “…che Dio ha costituito Signore e Cristo…” Dio si mette dalla nostra parte, prende carne e il Padre costituisce quella parte di sé che si è fatta “noi” Signore e Cristo e in questo modo dice una cosa su di noi. E’ il contrario di ogni paternalismo in cui un dio che è più potente fa qualcosa per qualcuno meno potente. Dio non fa una cosa per noi, Dio si mette dalla nostra parte, poi costituisce se stesso Cristo e Signore, cioè fa un favore a se stesso, fa una cosa per sé e così facendo fa un favore a tutti, salva tutti.
3. …quel Gesù che voi avete crocifisso”. Quel movimento, mirabile dalla parte di Dio, dalla nostra parte si vede nel rovesciamento, in un “crocifisso” costituito da Dio Cristo e Signore.
Ciò su cui ci è data una certezza è la trasmissione apostolica Il problema è che il Concilio e tutto ciò che ha messo in moto si stanno trasformando in eventi lessicali, vengono estrapolate le parole e messe dentro un contesto di comprensione preconciliare e diventano melassa fritta che non si può più usare. Ad esempio il concetto di responsabilità missionaria, che viene utilizzata con il grimaldello che non abbiamo il coraggio di esporci… deriva dalla situazione preconciliare in cui, a causa della percezione della Rivelazione come serie di contenuti, si aveva il ministero ordinato che costituiva la garanzia, e il popolo che costituiva la vita, il discepolato. Se la questione della Rivelazione è invece come la si pone oggi, non si possono distinguere i due ruoli, sono semplici accenti diversi. Su questo è partita la riflessione sul laicato, non su motivi di rivendicazione, ma sulla cristologia.
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