Atrio


Incontri di Studio
2007

Riassunto delle puntate precedenti:

 

Obiettivo del lavoro:

dare una visione sistematica dell’autocomprensione di sé del Cristianesimo relativamente ai contenuti della fede (non sono l’unica cosa ma hanno un loro ruolo).

 

I contenuti della fede dipendono dalla Rivelazione di Dio.

  • Se la Rivelazione viene intesa come un elenco di contenuti o una serie di verità confezionate e trasmesse,  il problema è individuare il “luogo” in cui questi contenuti sono elencati.
  • Se la Rivelazione è intesa come autocomunicazione personale di Dio in Gesù Cristo, la scrittura ha un ruolo, la tradizione ha un ruolo ma l’autorivelazione di Dio ha una dimensione storica che passa attraverso la vita di Gesù di Nazareth e attraverso il modo in cui le chiese lo hanno capito, interpretato, tramandato.

 

di conseguenza…

 

cambia l’idea di verità:

  • se la rivelazione è un elenco di contenuti, una affermazione è vera se sta dentro uno di quei contenuti o da esso è ricavabile. In questa concezione, il buon cristiano adulto è quello che conosce alcuni concetti fondamentali, quindi la manualistica teologica (per il prete) e il catechismo (per i laici) erano il modo – moderno e incisivo – di raggiungere lo scopo.
  • Se invece la verità cristiana sta nell’essere conforme alla rivelazione storica di Gesù come persona, diventa molto più complicato individuarla. E’ cambiata l’aspettativa sull’identità cristiana adulta, che non è soltanto la conoscenza di alcuni contenuti, ma la capacità di stare in relazione con Gesù Cristo.

 

Questa ricomprensione della Rivelazione nasce dal mondo teologico, dalla rilettura  dei padri per la prima volta dopo 3 secoli (dicono tutto e il contrario di tutto…) ed hanno ritrovato uno stile pre-razionalista. Un altro elemento è stato il rinnovamento liturgico, che ha spostato l’attenzione sulla partecipazione ai misteri, dove l’accento non è in primo luogo sui contenuti, ma sulla comprensione di una relazione vitale.

 

Un passo avanti:

Se il cristianesimo si basa sull’autocomunicazione personale di Dio in Gesù Cristo, la domanda è: quale accesso abbiamo noi a Gesù Cristo, cioè a quel movimento che Dio compie per autocomunicarsi? Come ci possiamo raccordare, entrare in rapporto con Cristo, persona che – da un punto di vista storico – è perduta?

 

Da questo punto di vista il cristianesimo diventa molto più essenziale, ma anche molto più radicale perché sta o cade intorno a questa questione. Se noi non abbiamo un accesso credibile a Gesù crolla tutta l’impalcatura.

 

Questione di fondo:

 

Gesù come persona storica è un oggetto irraggiungibile nella sua particolarità.

(Di solito ne facciamo una riduzione di tipo spiritualista, il rapporto con Gesù come un movimento interiore in cui mi relaziono a lui leggendo la Parola e lui mi parla, ma questo è un movimento essenzialmente narcisistico, senza l’oggettività di Gesù).

 

Premesse:

  1. L’accesso alla particolarità storica di Gesù . Il livello delle prove storiche.
  2. Gesù in quanto dato universale, Gesù come il Cristo, l’universale salvatore, il metodo che Dio usa in Gesù come modello universale del rapporto di Dio con la storia e di ogni richiesta che Dio fa alla storia (valenza paradigmatica dell’incarnazione).
  3. Non esiste una sola ragione, perciò non esiste più un problema di rapporto fede – ragione - anche la fede ha le sue ragioni. Ma in questo modo la fede è sullo stesso piano di tutte le altre ragioni, e questo fatichiamo ad accettarlo. Non ci interessa un accesso a Cristo dal punto di vista della ragione storica, perché questo non cambia nulla in termini di fede. A noi interessano le ragioni proprie della fede.

 

Tutti gli studi partono dal trovare qual è la più antica forma in cui Gesù è stato riconosciuto nel suo legame tra particolarità e universalità, come autocomunicazione di Dio, ed è stato annunciato così. Questo è il

kerigma, la forma più antica in cui il racconto su Gesù diventa sinteticamente una consapevole presa d’atto di come Dio si mostra. La forma verbale più antica, più vicino alla vita storica di Gesù, in cui qualcuno dei testimoni riconosce l’unione della particolarità della vicenda biografica di Gesù e la sua universalità come “mostrarsi” di Dio.

La ricerca di questo punto di partenza è essenziale perché Gesù per loro non era un oggetto storico perduto, e permette di capire che cosa ha fatto scattare e come hanno spiegato in loro la consapevolezza che non si trattava solo di un rabbi ma era la manifestazione radicale e definitiva di Dio, forse abbiamo la matrice originaria attraverso cui accedere a Gesù anche noi.

Oggi il 90% degli esegeti considera il kerigma più antico il versetto 37 del cap. 2 degli Atti, un “appunto” di una predicazione originaria, più antica, interpolato nel discorso di Pietro.

 

Questo è interessante perché l’interrelazione tra il ragionamento teologico e la ricerca scientifica costringe ad una forma di kerigma molto storico, bisogna per forza tener conto che presto o tardi la ricerca storica dimostrerà che quel versetto non è il più antico: “salta” ogni possibilità di fondamentalismo, ma è necessario essere strettamente legati al testo ed alla sua integrazione.

 

“Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”.

Atti 2, 37

 

  1. “Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele…”

Aspetto parenetico, - risponde alla domanda “che cosa devo fare?”

  1. “…che Dio ha costituito Signore e Cristo…

Comprensione teologica del fatto storico - risponde alla domanda “che cosa fa Dio e perché?”

  1. …quel Gesù che voi avete crocifisso”.

Fatto storico

 

Questi 3 elementi sono il paradigma di come la particolarità di Gesù viene compresa e trasmessa come avente una valenza salvifica.

E’ importante trovare il kerigma più antico perché ci mostra come le persone che hanno avuto accesso storico a Gesù hanno fatto il “salto” ad un accesso che non è più storico.

 

1.      “Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele…”

  • Sappia…” Che cosa bisogna sapere? Non un contenuto filosofico, ma il fatto che quella vicenda storica in cui l’umanità ha agito mettendosi da una parte – crocifiggendo Gesù – è il luogo in cui Dio ha mostrato la signoria di Cristo. Bisogna sapere con certezza che il mondo gira in un altro modo, e il rovesciamento della logica del mondo sembra essere un punto paradigmatico fondamentale e qualificante di accesso a Cristo. Il nostro “addomesticamento” della fede da questo punto di vista è estremo. Li leggiamo, ma non ne vediamo più la portata (primi – ultimi, poveri – beati, …).
  • “…con certezza…” Non una certezza mentale, ma vitale. Il “sapere con certezza” è un punto di arrivo, è ciò che succede alla fine ad una persona che per tutta la vita si muove alla sequela.
  • tutta la casa di Israele…” Perché erano lì davanti a lui, e se stava a Roma diceva “sappia tutto l’impero”? Perché era il popolo delle antiche promesse? La relazione tra Gesù e popolo ebreo è un tema molto discusso in questo momento. Terza ricerca su Gesù, dopo la ricerca storica e la fase teologica ora la ricerca sulla continuità tra Gesù e ebraismo

2.      “…che Dio ha costituito Signore e Cristo…”

Dio si mette dalla nostra parte, prende carne e il Padre costituisce quella parte di sé che si è fatta “noi” Signore e Cristo e in questo modo dice una cosa su di noi. E’ il contrario di ogni paternalismo in cui un dio che è più potente fa qualcosa per qualcuno meno potente. Dio non fa una cosa per noi, Dio si mette dalla nostra parte, poi costituisce se stesso Cristo e Signore, cioè fa un favore a se stesso, fa una cosa per sé e così facendo fa un favore a tutti, salva tutti.

 

3.      …quel Gesù che voi avete crocifisso”.

Quel movimento, mirabile dalla parte di Dio, dalla nostra parte si vede nel rovesciamento, in un “crocifisso” costituito da Dio Cristo e Signore.

 

Ciò su cui ci è data una certezza è la trasmissione apostolica

Il problema è che il Concilio e tutto ciò che ha messo in moto si stanno trasformando in eventi lessicali, vengono estrapolate le parole e messe dentro un contesto di comprensione preconciliare e diventano melassa fritta che non si può più usare. Ad esempio il concetto di responsabilità missionaria, che viene utilizzata con il grimaldello che non abbiamo il coraggio di esporci… deriva dalla situazione preconciliare in cui, a causa della percezione della Rivelazione come serie di contenuti, si aveva il ministero ordinato che costituiva la garanzia, e il popolo che costituiva la vita, il discepolato. Se la questione della Rivelazione è invece come la si pone oggi, non si possono distinguere i due ruoli, sono semplici accenti diversi. Su questo è partita la riflessione sul laicato, non su motivi di rivendicazione, ma sulla cristologia.

 

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