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Articolo tratto da "La Fedeltà" del 2 dicembre 1998
Massimo Bubola
In un clima di profondo ascolto, il cantautore veronese ha raccontato il suo rapporto con la poesia e la musica, rispondendo alle domande di un intervistatore e del pubblico ed offrendo una performance di quasi tre ore, da solo sul palco con chitarre ed armonica. Ci ha raccontato piccole e grandi storie di dolore che sono entrate nelle sue canzoni, dalle guerre combattute con lo scopo di cancellare interi popoli e culture (gli indiani di Fiume St. Creek, i Bosniaci di Corvi) alle vicende personali, come la morte del fratello a 12 anni (Un doppio lungo addio) o la perdita di un amore (Niente passa invano). Si è identificato negli eterni studenti e sognatori che hanno seguito per il mondo Giuseppe Garibaldi (Camicie rosse), ci ha fatto ripensare con ironia ad estemporanei eventi di casa nostra raccontandoci la storia di un gruppetto di texani che lo scorso anno si barricò in un capanno dichiarando guerra agli Stati Uniti e proclamando l'indipendenza del proprio stato (Cuori ribelli). Attraverso canzoni come Davanti a te e Quello che non ho Bubola ha parlato di sé come credente, dei suoi incontri con le esperienze monastiche, della sua consuetudine con i testi biblici. Ovviamente ampio spazio è stato dedicato alle sue canzoni più famose, quelle che solitamente vengono attribuite all'estro di De André, mentre in realtà Bubola ne è autore o almeno coautore, da Sally - scritta al Liceo durante un'ora di inglese - a Quello che non ho, da Don Raffaè a Hotel Supramonte, a Volta la carta. Per molti, comunque, la lieta scoperta di alcune canzoni mai ascoltate che meriterebbero sicuramente altrettanto successo: Dove scendono le strade, Un angelo in meno, la bellissima Tre rose. Insomma una serata in cui il pubblico - un certo numero di "aficionados", ma per lo più persone che conoscevano poco o nulla del cantautore ospite - ha potuto scoprire o riscoprire un artista dalle ottime qualità vocali, capace di far "rendere" musicalmente con il solo contributo di voce, chitarra e armonica anche brani di rock puro e di coinvolgere profondamente con le proprie canzoni. Il tono colloquiale, le battute scherzose, la disponibilità a raccontare i percorsi più o meno tortuosi della propria vita, gli ideali, le disillusioni hanno comunque permesso alla platea di apprezzare in Massimo Bubola non solo l'artista ma anche l'uomo, che si è rivelato profondo conoscitore della poesia e puntuale osservatore delle vicende storiche contemporanee. Molto soddisfatti della serata gli organizzatori per il numero di spettatori presenti ma soprattutto perché - come ha commentato all'uscita una ragazza di Asti - una serata come questa permette di apprezzare nel protagonista qualcosa che va oltre l'esibizione, lo spettacolo, e perché apre alla riflessione su temi e aspetti della vita che non sono "di moda" o per cui si fatica a trovare le parole per comunicarli senza scadere nel banale: la bellezza, la spiritualità, l'amore, la morte. Per chi volesse conoscere più da vicino il cantautore veronese, ricordiamo che è attivo in provincia un "Massimo Bubola fan club" a Dogliani e che il suo ultimo CD in vendita da alcuni mesi si intitola "Mon Tresor".
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