Panel di esperti

"LA CHIESA, NOSTRA MADRE E SORELLA"

Commenti

UNA CHIESA CHE FATICA A MOSTRARE IL SUO VOLTO MATERNO  

“La Chiesa nostra madre e sorella”, titolo interessante per un interessantissimo confronto avvenuto nel mese di dicembre presso Editrice Esperienze a Fossano.

Avvicinandomi al tema come credente, ma ancor prima come donna del mio tempo, ho provato a raccogliere le suggestioni che questi due termini facevano emergere in me.

La maternità si manifesta fin dal suo inizio come “capacità”, come attitudine cioè, e disponibilità a contenere, a portare dentro per custodire e alimentare una nuova vita fino al momento di “darla alla luce”, stupefacente meraviglia che viene da dentro ma anche da un altrove misterioso da cui proviene la nostra stessa vita. Maternità evoca il nutrimento, la protezione, la cura, la dedizione, il dono di sé, la premura verso i più piccoli e fragili ma ancor più potentemente la capacità di accompagnamento del figlio all’acquisizione del linguaggio che lo inserisce nella famiglia umana e lo rende via via più autonomo, e l’iniziazione paziente e continua al senso della vita, all’amore, al perdono, alla lotta, alla gratitudine attraverso l’esempio e le parole che introducono alla dimensione profonda di ogni cosa. Mi è sembrato interessante notare come, pur ricordando tutti questi aspetti, i figli percepiscano in modo diverso il ruolo materno nei diversi momenti della loro vita: è normale, quindi, ma non troppo tollerato, che vi siano, in riferimento alla Chiesa-madre, posizioni e atteggiamenti tanto diversi, anche all’interno della stessa comunità dei credenti.

I tanti volti dell’essere madre

Quanto è diverso, infatti, l’atteggiamento di un bambino piccolo che in tutto dipende dalla mamma da quello di distacco e spesso di rottura di un adolescente che cerca la propria identità e libertà in contrasto con i genitori; quanto diverso l’atteggiamento di una figlia che diventa madre a sua volta e comprende tanti insegnamenti ritenuti in precedenza poco significativi da quello di un figlio che vede il declino fisico, emotivo e mentale della propria madre nella vecchiaia! Ogni credente si trova a fare i conti con il mutare della propria percezione della Chiesa anche a partire dal momento della vita che sta attraversando. La Chiesa, che come una madre cresce e cambia con i propri figli pur restando se stessa, in che modo vive oggi queste dimensioni del suo essere? E come lo manifesta ai suoi figli e ai contemporanei?

Mi sembra di poter dire che per molti aspetti la Chiesa continui a nutrire i suoi figli, ad accoglierli e accompagnarli come meglio può durante il loro percorso vitale. Di fronte alla sfida del mondo contemporaneo, però, nel quale si confrontano e a volte scontrano visioni del mondo e della vita tanto diverse tra le diverse culture e religioni, di fronte allo smarrimento delle coscienze, penso che la Chiesa non riesca a manifestare in pieno la propria dimensione materna. Mi riferisco soprattutto alla fatica di trovare un linguaggio e uno stile di vita capace di iniziare gli uomini e le donne al senso profondo del vivere che è Cristo. Spesso i contemporanei lamentano una scarsa attenzione della Chiesa alle reali condizioni di vita delle persone, una fatica a comprendere le difficoltà di chi vive sempre più come minoranza la fede cristiana; un linguaggio difficile da comprendere, che spesso allontana invece che avvicinare le persone ad un cammino di fede attraverso la dimensione comunitaria dell’esperienza credente. Mi sembra che stia venendo progressivamente a mancare la “sapienza pratica” dell’iniziazione a causa di un’enfasi eccessiva sul “dare il buon esempio” e un parallelo raffreddamento nel vivere le esigenze del Vangelo. Come può la comunità cristiana farsi carico di questa sfida così pressante? Forse solo attraverso un ascolto più attento della voce dei suoi figli e uno sforzo di trovare i luoghi e le forme più adatte perché ognuno possa fare l’esperienza trasformante dell’amore che perdona, della speranza che nasce dall’incontro con la persona viva del Cristo.

Fratelli e sorelle nati dallo stesso amore

Quando, infine, rifletto sulla dimensione dell’esserci sorella della Chiesa, penso all’esperienza umana in cui il fratello e la sorella mi dicono la mia posizione “alla pari” con un altro da me, la condivisione degli spazi, dei tempi e dell’amore dei genitori; il passaggio da “questo è mio” a “questo è nostro”, la scuola della condivisione, dell’aiuto reciproco, ma anche la competizione per l’affetto, per un’identità diversa da quella dei fratelli, la tensione nei rapporti, la fatica e la forza nell’uscire dai ruoli nei quali i genitori ci collocano; la gioia dello stare insieme, il ruolo importante di mantenere e tramandare le tradizioni della famiglia. Penso alla fraternità che emerge in modo unico e potente quando ci si ritrova su ciò che è davvero il cuore: essere stati amati e generati dagli stessi genitori.

In che modo la comunità cristiana vive questi aspetti? E la “sonorità” di cui parliamo riguarda solo i credenti o l’umanità intera? Dalla risposta a questo interrogativo derivano atteggiamenti e comportamenti per molti aspetti diversi.

Riescono i cristiani a sentirsi “sulla stessa terra, sotto lo stesso cielo, con fratelli e sorelle nati dallo stesso inesauribile amore?”.

 Se sì, come fare in modo che l’impegno per la giustizia e la verità diventino prioritarie per la Chiesa nel mondo?

Se sì, come incontrare la multiformità delle esperienze religiose umane senza perdere la propria unicità? Come disporsi realmente all’incontro con uomini e donne che diciamo “fratelli e sorelle” e che vivono in modo diverso da noi la fede? Pensiamo a quanto questo interrogativo sfidi il cammino ecumenico con i fratelli di altre confessioni cristiane o con i nostri “fratelli maggiori” gli ebrei.

Esiste nella Chiesa questa reale apertura? Ed è atteggiamento comune, diffuso, condiviso dai credenti?

Se siamo figli dello stesso Padre che ci ha creati come possiamo raccontare ad ogni uomo e donna che incontriamo l’amore con il quale siamo amati, la dedizione di Dio che si rivela a noi in Cristo, il dono del perdono e della misericordia? Come fare della Parola che ci accomuna la strada per raggiungere l’esistenza dell’uomo e rendere la nostra vita una trasparenza del Vangelo?

Eliana Brizio

back
| Indietro |


Copyright (c) 2006  L'Atrio dei Gentili - E-mail: atrio@atriodeigentili.it