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Libri

Alberto Melloni, "Chiesa madre, Chiesa matrigna", Einaudi, pp.156, 7 euro

Nella storia recente della chiesa italiana, hanno un posto particolare alcuni libretti di modeste dimensioni e curiosamente riconoscibili per il colore chiaro delle copertine. Mi vengono in mente “Tu non uccidere” di don Mazzolari o “Lettere ad una professoressa” di don Milani. Libri umili e fieri, lucidi amanti della chiesa. Libri che sollevano dei gran polveroni perché hanno il dono di indicare con precisione là dove il problema esiste ed è serio. Eppure, non sono libri disperati, non alimentano l’orgoglio dei profeti di sventura. Non sono libri di retorica autocompiacente, perché si sforzano di dire una cosa nuova, o nuovamente fedele che dir si voglia. Sono libri a loro modo ottimisti, perché percorrono con cortesia e rigore il mondo che vedono e lo collocano in una storia. Sono libri faticosi, perché creano una frattura ed è difficile abitare le fratture. Pur se di genere e argomento molto diversi da quelli citati, l’ultimo libro di Melloni, “Chiesa madre, Chiesa matrigna” (Einaudi, pp. 156, € 7), potrebbe appartenere alla sparuta categoria di questo tipo di libri.

A differenza di Milani o Mazzolari, l’autore è uno storico: non ci sono prediche o indicazioni morali, ma si prova a dire nuovamente dove si trova la Chiesa oggi. Melloni rinuncia perciò dichiaratamente alle facili vie di fuga offerte dalle categorie della “crisi” o del “trionfo” della Chiesa. Con paziente abilità certosina, mette invece a disposizione del lettore la complessità di un momento segnato dall’ombra ormai distante del Concilio Vaticano II, dal lungo e controverso pontificato di Giovanni Paolo II, da una struttura di Chiesa che sta rapidamente mutando fisionomia, agenda e problemi. Non individua buoni e cattivi; prova a dire cosa è cambiato, cosa sta cambiando e cosa non tornerà più come prima; soprattutto, cosa non potrà ancora durare per molto. Un libro prezioso, piccolo e robusto.

Marco Ronconi
10 dicembre 2004

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