Tra me e il mondo:
conflitto, separazione e potere

Uscire dalla nostalgia dell'infanzia e
 pensare e vivere il rapporto tra sé e ciò che sé non è.

SINTESI RAGIONATA

(Per scaricare il file RTF di questa sintesi, cliccare qui)

Metodo usato durante il seminario:

Abbiamo chiesto ad alcune persone di raccontare liberamente "quello che ritenevano" a proposito delle tre parole: Conflitto Separazione Potere.

L'idea era di non esporre necessariamente una trattazione completa, articolata in uno schema preciso ed esauriente, ma di raccontare semplicemente un'esperienza, anche un aspetto soltanto.

L'intento era di evitare le teorizzazioni, ma partire dal particolare per arrivare insieme a dare corpo alle idee sparse.

Come siamo arrivati a questo tema?

Ci sono stati tre grandi temi:

  • L'adultità

  •  Il desiderio

  •  Le parole per dirlo

Siamo partiti dalla voglia e dal desiderio di prendere sul serio noi, la nostra vita e dunque la nostra adultità.

Siamo partiti da un disagio: la differenza tra ciò che accadeva nella nostra vita, spesso non per scelta, e ciò che accadeva nella nostra vita di fede.

L'esperienza era che si diventava adulti su tutto tranne che nella vita di fede dove continuavamo a comportarci e ad essere trattati come ragazzini.

Sul tema dell'adultità abbiamo a lungo lavorato, dopo dieci anni cosa possiamo dire che è successo?

Abbiamo preso atto di alcune situazioni e facciamo delle cose: ad esempio, nelle nostre Chiese siamo meno arrabbiati e meno battaglieri, più pacati, ma paradossalmente forse più presenti.

Altro grande tema è quello del Desiderio

Diventare adulti significa fare i conti con i propri desideri, cercare quelli veri e distinguerli da quelli falsi. Da adulti bisogna sopportare l'idea che non basta desiderare perché le cose avvengano.

E' molto duro rassegnarsi all'idea che non basta desiderare affinché le cose accadano.

E' molto difficile fare opera di distinzione tra desideri veri e falsi, senza cadere in una modalità moralistica: la valutazione  a priori del contenuto.

Il tema delle parole per dirlo.

Abbiamo sentito di conseguenza che la nostra adultità era violata  perché non avevamo parole per dire le cose vere, i desideri, la realtà.

Infine le tre parole Conflitto Separazione Potere.

Siamo arrivati alla questione che: essere adulti nella vita e nella fede; avere coscienza dei propri desideri e avere la capacità di sopportare la frustrazione del desiderio; avere parole per sé, per la propria vita e per incontrare l'altro, ci mette di brutto davanti a queste tre parole: Conflitto Separazione Potere

Tutto il ragionamento fatto prima ci costringe ad essere uno e non tutti: cioè a caratterizzarci per quello che siamo senza la pretesa di essere ecumenici.

Se io sono uno e sono diverso dall'altro questo crea dei conflitti perché c'è sicuramente qualcosa che io dico, una centralità, che non va d'accordo con la centralità dell'altro.

A monte del conflitto c'è la separazione.

Se sono uno e non tutti, a monte, c'è l'esperienza di essere separato dalla totalità, di essere altro.

Queste due parole da sole sono madri di tutte le depressioni: se si guarda il rapporto con gli altri a partire dalla separazione e dal conflitto, il risultato è che non si fa più niente.

La terza questione è il potere nel suo senso etimologico:

  • poter fare: decidere che cosa fare dell'essere uno e non tutti,

  • poter essere: essere una differenza rispetto ad altri,

  • poter realizzare: come realizzare questa differenza.

 La tentazione, il rischio è che dopo aver capito tutto ciò ci si senta un sacco belli ma totalmente invisibili e irrilevanti rispetto alla realtà del mondo.

Forse bisogna rassegnarsi ad essere una piccola bella realtà invisibile e poi verranno  tempi migliori oppure la questione di fondo è il potere.

Questo è l'orizzonte, ma quello che manca è una cornice solida ed eticamente definita (cioè che sia frutto di scelte ed esprima le priorità di ciascuno di noi e non solo descrittiva di una specie di dato naturale) in cui ordinare i vari pezzi.

Il seminario per questo motivo si conclude con una lectio teologica e non biblica, perché ci pare che dobbiamo lavorare a livello non tanto dei principi, ma della elaborazione razionale.

Utilizzare la parola di Dio (o qualsiasi parola di valore assoluto) in una cornice non chiara è pericoloso perché si rischia di far dire alla scrittura/ai valori assoluti delle cose su cui  non abbiamo autocoscienza del nostro confine né elaborazione della mediazione. Si smentirebbe così, come spesso accade, nell'uso religioso ed etico, l'articolazione di pensieri fatto prima. Bisogna avere pazienza e forse confrontarsi con qualche altro teologo.

 

Lectio Teologica: Amore e Violenza

da "Presenza di Spirito" di Elmar Salman, Ed. Messaggero Padova

 

Sintesi degli interventi

Gli interventi non sono stati riportati seguendo la trattazione delle singole persone, ma raggruppati per:

  • Questioni di contenuto

  •  Domande aperte

  •  Suggestioni

 

Conflitto

Questioni di contenuto:

·        Il conflitto si vive nella quotidianità della nostra vita: ad esempio il lavoro.

·        Spesso si ragiona in termini  di chi ha ragione e di chi ha torto e la tentazione è di risolverlo facendo l'operazione di togliere un po’ di ragione e un po’ di torto.

·        Il dato conflittuale viene da me.

·        Il conflitto come forza vitale e potere costitutivo: l'esperienza individuale è un confronto faticoso e violento in cui tentare di sopravvivere.

·        Io ho bisogno dell'altro perché contribuisce a rafforzare la mia identità, ma dell'altro io ho paura perché se nessuno mi riconosce io non esisto.
Allora mi trovo in una posizione di tensione e in questo caso, nel migliore, un conflitto diventa una separazione.

·        Il conflitto è una condizione naturale, prima ancora che umana. E' l'uomo che attribuisce significato al conflitto.

In un conflitto se si arriva solo alla separazione la situazione diventa statica. Abbiamo due vie

·        L'amore: che è riuscito solo a Gesù

·        Cercare di muoverci.

Per muoverci abbiamo tre modalità: 

Denaro

Dobbiamo fare i conti con queste tre realtà che sono anche le tre tentazioni di Gesù

Prestigio

Potere

 ·        Si tende ad evitare i conflitti. Ogni volta che ci si trova di fronte ad un conflitto e non si è raggiunta una buona integrità psichica il rischio è di perdere la propria identità.

·        Un primo passo può essere distinguere tra :

processo interno: cosa succede dentro di me

processo esterno: cosa succede fuori di me, la realtà.

·        Il conflitto genera energia per affrontare le separazioni

·        Il confronto delle nostre limitatezze fa nascere i conflitti.

·        Il rischio di definire tutto in un conflitto è il delirio di onnipotenza che ci porta a soffrire anche fisicamente di non poterci occupare di tutto.

·        Tentazione di risolvere tutto in termini di torto e ragione:      
Il conflitto non esiste perché ho ragione io e il problema e ricondurre tutti gli altri alla mia ragione per risolvere il conflitto.

 

Domande aperte:

·        Cosa vogliono dire questi brani del vangelo:

Marco 5,1-20                             "Mi chiamano legione …"

Matteo 10,34-36                        "Io sono venuto a portare la spada"

·        Il rischio del conflitto è la separazione e la confusione?

·        Sono due dati negativi?

·        Conflitto e separazione sono collegati?

·        Il conflitto è negativo se penso di perdere dei pezzi?

·        Esprimere i propri bisogni riduce i conflitti?

·        Essere me e non essere te è subito una dichiarazione di conflitto? L'identità è subito conflittuale? Sii te stesso nella scrittura è la radice di ogni benedizione.

·        Un conflitto va sempre risolto?

·        I conflitti ci sono perché non siamo abbastanza bravi ad andare d'accordo? E' solo una questione di tecnica?

·        Come stare nel conflitto? Come reggere l'esperienza della vita adulta, le questioni esterne sono sempre le stesse, ma dopo l'adolescenza come funziona? Si sa che desiderare non basta, ma come stare? Con quali strumenti? Come reggere?

Suggestioni:

·        "Mai senza l'altro" di Michael De Certeau, ed. Qiqaion

·        Arte dell'ascolto e mondi possibili (riferimenti da chiedere a Mapi)

·        Storiella

Il discepolo sviscerato di un maestro si innamora perdutamente della figlia del grande nemico del suo maestro.

Il discepolo è molto combattuto tra la fedeltà al suo maestro e il suo grande amore e dopo molti combattimenti interiori va dal nemico del suo maestro e gli chiede in sposa la figlia.

Il nemico del suo maestro gli dice: "Tu sei un bravo giovane, va bene ti concedo di sposare mia figlia, ma a condizione che ti impegni a non rivedere mai più il tuo maestro".

Il discepolo dopo un'altra fase di combattimento interiore accetta di sposare la ragazza a questa condizione.

Per un anno vive bene con la sposa, ma poi gli viene nostalgia del suo maestro e allora nonostante la promessa lo va a trovare.

Lo suocero scopre l'inganno e chiama il giovane in tribunale rabbinico. Il giudice esamina la questione, dà ragione allo suocero e costringe il giovane al divorzio, il quale si rattrista così profondamente che ne muore.

Chiamati tutti in giudizio di fronte al Messia, questi ascolta il giovane discepolo e dice: "Hai le tue ragioni"; poi parla con lo suocero e dice: "Anche tu hai le tue ragioni"; poi sente anche il giudice e dice: "Anche tu hai le tue ragioni, anche la legge invocata dal giudice ha le sue ragioni”.

Poi abbraccia il giovane e dice: "Ma che mi importa di tutte queste ragioni, io sono venuto per tutti coloro che non hanno ragione".

 

Separazione

Questioni di contenuto:

·        E' uno dei temi più ambivalenti.

·        Non si può incontrare l'altro senza la separazione.

·        L'esperienza che si fa maggiormente da adulti è quella della separazione: da cose, persone, pezzi di sé.

·        L'atteggiamento che viene per reazione ad una separazione è restare, mentre spesso si fa esperienza di andar via, di mettere in atto la fuga, quindi non separazione, ma frattura quasi amputazione. La fatica della separazione è di non amputarsi delle parti ma di tenere insieme tutti i pezzi.

·        Queste tre parole vanno indagate a partire dalla separazione: la gestione dei conflitti dipende da come uno ha vissuto, e vive, le separazioni.

·        Il contrario della separazione, non è "restare", ma "simbiosi". Nel processo di crescita nel diventare individui autonomi è importante separarsi dalla simbiosi con la madre: ognuno di noi conserva dei cordoni ombelicali con il proprio passato che influiscono sulla vita adulta. Separaci permette di poter tornare e portare la vita.

·        I conflitti nascono soprattutto dalla nostra fatica a lasciar andare le nostre idee, perché pensiamo in termini di perdita e di vincita, e se la nostra idea perde e come se con essa morisse una parte di noi.

·        C'è una cultura familiare della separazione: noi impariamo dai nostri genitori, dagli adulti che ci stanno intorno come affrontare le separazioni.

·        La separazione è il bisogno di differenziarci dall'altro: riconoscere di essere uno e non tutti.

Domande aperte:

·        Che cosa si fa della propria differenza?

·        Il rischio o l'esperienza della separazione è l'isolamento, la solitudine?

·        Solitudine o identificazione, quale rapporto? E quali differenze?

·        Quale cultura della separazione c'è?

·        Qual è la nostra cultura della separazione?

·        La questione della separazione collegata alla possibilità di darsi dei tempi: nell'immediato la separazione è un dolore, poi nel tempo riusciamo a vedere l'aspetto positivo. Come descrivere la dinamica delle tre parole?

Suggestioni:

·        Libro di Tobia

 

Potere

Questioni di contenuto:

·        Arte del possibile.

·        Prima suggestione è di lasciarlo ad altri.

·        Spesso si associa all'invidia.

·        Sicuramente non ho il potere di assumere tutto non siamo onnipotenti.

·        Abbiamo il potere di fare delle scelte, ma se ci diamo troppe possibilità si rischia di voler controllare tutto per poter gestire la paura che ci accadano delle cose.

·        Con il potere ci facciamo tutti i conti.

·        Il potere si traduce in responsabilità di noi di fronte alla storia.

·        Il potere genera una buona dose di frustrazione perché le cose non vanno come uno vuole.

·        Cercare un senso nelle cose che si fanno.

·        Il senso della provvisorietà delle cose che si fanno dovrebbe dare una libertà interiore: non dipende tutto da quello che io faccio.

·        Mettersi sulla strada per trovare dei percorsi senza avere la presunzione di essere sulla strada giusta: più strade ci saranno e più possibilità ci saranno.

 

Domande aperte:

·        Quale potere abbiamo?

·        Relazione tra potere e invidia.

·        Il potere politico che cosa è e ci interessa?

·        Come vivo io il mio potere?

·        Come faccio a riconoscere il potere che ho? Come avere consapevolezza, a riconoscere i momenti e gli ambiti per usarlo?

·        Non abbiamo parole per dirlo: che sia sintomo di qualche problema?

·        Quale domanda di fondo lega conflitto separazione e potere?

·        Mettere insieme le tre parole è solo una questione tecnica, etica (bene e male) o spirituale?

·        Perché nella nostra associazione ci sono pochi soldi?

·        Separazione, conflitto e potere sono aspetti da "curare" o no? Dalle nostre parole ne esce un idea negativa di queste tre parole?

 

Suggestioni:

·        "Illusioni" di R. Bach

·        Frase: "Siamo chiamati ad operare nella storia come se tutto dipendesse da noi, e sperare nella storia come se tutto dipendesse da Dio" S. Agostino

 

back
| Indietro |


Copyright (c) 2002 L'Atrio dei Gentili - E-mail: atrio@atriodeigentili.it