Gruppo del Venerdì
Ottobre 1994
La salvezza (I):
questioni di teologia
Cosa si intende per salvezza nel Cristianesimo e evoluzione di questo concetto
nello sviluppo della riflessione teologica.
* Da che cosa salvarsi, per che cosa salvarsi?
Questi due aspetti sono stati variamente sottolineati nella storia del
cristianesimo; in certi periodi è prevalso il discorso sull'aspetto
positivo della salvezza, intesa come completezza, per cui non si parla di
salvezza "da" qualcosa, ma "per" qualcosa, per una totalità e pienezza
di esistenza; in altri periodi si è lavorato di più sul tema
della salvezza in senso negativo, essere salvati "da" qualcosa, dunque essere
sanati, guariti, il che presuppone un tema di malattia.
Dalla Riforma in poi, in epoca moderna, questi due aspetti sono particolarmente
mescolati e confusi. E questo non pone solo un tema teorico: infatti è
decisivo il fatto che, se si parte dalla salvezza come "salvezza da qualcosa",
occorre definire un male, e la centralità della descrizione è
un male, un limite, una mancanza, un aspetto negativo, da cui Dio, o chi
per Lui, salverebbe. La centralità diventa così la riflessione
sul male (che è, in sostanza, la linea protestante). La linea cattolica
(dal punto di vista della riflessione teologica, non necessariamente da quello
pastorale concreto!) è più sbilanciata sulla lettura positive
della salvezza, in cui il centro non è la riflessione sul male da
cui salvarsi, ma l'essere salvato "per che cosa", essere salvato "per fare
che".
* Tra presente e futuro
E' un altro grande tema: salvezza come esperienza di presente, almeno in
anticipo o caparra, mondo cambiato, rapporti cambiati, o salvezza come attesa
di futuro, spostata in avanti e altrove, nell'aldilà. Anche questi
due elementi sono stati variamente sottolineati e hanno culturalmente preso
varie forme.
Entrambi questi aspetti (positivo/negativo; presente/futuro) sono comunque
trasmigrati, come antinomie e dialettica, dal Cristianesimo come idee e percorsi
che nell'Occidente si sono allargati al di là della loro matrice
cristiana, e il meccanismo del "pensare la salvezza" si è applicato
ad agenti e strutture mentali diverse (chi salva, da cosa, per cosa, ecc.).
* Esiste poi il problema del "come" si attua questa salvezza, il discorso
sul compito rispettivo di Dio e dell'uomo. Tutte queste antinomie non sono
affatto teoriche: pensare in un modo o nell'altro cambia concretamente il
percorso quotidiano e l'effetto rispetto alla storia, alla presa di posizione
che il Cristianesimo può avere.
* Una definizione cristiana: "situazione in cui l'umanità é
stata posta dalla incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù".
Questo significa innanzi tutto che è un dato di realtà, un
già accaduto storicamente, e non un mito; si riferisce ad una situazione,
non è nè un luogo nè un tempo, sta invece dalla parte
delle azioni, della realtà. La trascrizione teologica è: "essere
nella salvezza per un principio che determina il singolo uomo come esistenziale
soprannaturale".
Se per l'umanità e per la storia essere nella salvezza è uno
stato, nel singolo uomo l'esperienza che egli fa non è dell'essere
nella salvezza, ma qualcosa che in teologia si chiama "esistenziale
soprannaturale", cioè attinente alla aspirazione dell'uomo (per questo
"esistenziale"), alla sua inquietudine, al suo percepire qualcosa senza
necessariamente averlo già conosciuto prima (per questo "soprannaturale").
Questa dimensione dell'essere che attiene alla vita dell'uomo, ma non alla
sua struttura naturale è, per i teologi cattolici, la parte soggettiva
del già della salvezza, nell'avere in sè un desiderio sul futuro
che non ha una radice sperimentale nel passato, uno spazio in più
di cui abbiamo percezione per assenza.
Questa esperienza soggettiva del dato situazionale della salvezza è
il luogo della libertà della persona, che può introdurre i
dati della propria vita in questo quadro oppure no e ricomprendere i fatti
del passato come segnali direzionali per il futuro, oppure come oppio dei
popoli, oppure come molte altre cose. |