Gruppo del Venerdì Storia della Chiesa - 14 Sul profilo del cattolicesimo, dalla fine del
cinquecento ad oggi, quello che succede è sostanzialmente una decadenza,
almeno dal punto di vista della forma di chiesa. Il cinquecento è il
punto di sistematizzazione massima, che comincia a segnare la crisi. Da Trento in poi “cattolico” vuol dire
quello che vuol dire oggi, gerarchia, diocesi, organizzazione, ecc. Immediatamente dopo Trento, Pio V organizzò
le Congregazioni Romane. La curia, fino alla riforma di Paolo VI, subito
dopo Vaticano II, avrà la stessa conformazione, suddivisione,
organizzazione, voluta allora da S. Pio V. L’idea che noi abbiamo di Vaticano, come uno
stato, viene inventata da Trento. E’ la compiuta forma della
istituzionalizzazione della Chiesa; una realtà per cui noi cominciamo a
dire “la chiesa” pensando alla chiesa istituzione. La questione che resta aperta riguarda
le due grandi correnti del quietismo e della mistica, che sono l’aspetto
dell’esperienza credente che resta fuori da quest’opera di
centralizzazione e organizzazione, l’unico pezzo di esperienza credente
che, essendo venato di santità, ma sempre anche molto sospetto, rimane un
po’ fuori dai giochi, un po’ marginale. Le due correnti, che nascono con la parte che
resta fuori da Trento, sono sempre state guardate dalle istituzioni
ambiguamente perché, mentre da una parte gli si riconosceva un alone di
santità, dall’altra erano viste come pericolose. LETTURA DELLA SCHEDA ALLEGATA Perché la Riforma Protestante si è diffusa
nel nord e non in Italia?
Rispetto al Concilio di Trento l’atmosfera
è un po’ questa: l’urgenza di riforma è chiara a tutti. Per tutto il
sud dell’Europa l’urgenza di riforma è una questione non
teologicamente legata ad un tema significativo, come è invece la
questione posta da Lutero. Nel nord dell’Europa questa urgenza di
riforma collassa invece con una serie di temi teologici seri, ma tutti e
due questi mondi non riescono ad intravedere la questione della forma
della Chiesa: uno in termini di aggiustamenti, l’altro in termini di
idee teologiche, nessuno dei due pensa globalmente a un’ipotesi di una
chiesa che si pensi e si capisca in modo diverso. E’, in fondo, un
dibattito medievale. Perché non si dice più “controriforma”?
Perché in realtà quello che avviene nel mondo cattolico non è tanto
contro Lutero, ma raccoglie di più l’istanza riformatrice quanto alle
cose da risistemare e lascia cadere, e in fondo non capisce, l’istanza
teologica. C’è tutto un mondo che non ha capito il problema teologico e
un altro mondo che, nell’affrontare il problema teologico, finisce per
fare un’altra chiesa, senza tuttavia averla pensata. Gli unici che
pensavano veramente a un’altra chiesa furono Zwingli e Calvino, che,
infatti, non andava d’accordo con Lutero. Zwingli e Calvino non pensano
ad affrontare il problema teologico che Lutero pone, ma pensano a
riorganizzare le chiese; in modo analogo a quello cattolico, ma molto più
duro. Tutti sono d’accordo sulla necessità di
fare un concilio. La crisi conciliatorista è ancora molto vicina e si è
risolta per estinzione fisica dei papi senza che si sia risolto il
problema. Anche al tempo di Vaticano II la questione
resta irrisolta anche se non si accampano più diritti su “chi convoca
chi“. Per tre sessioni Vaticano II non ha votato un documento,
discutendo sulla procedura da assumere in quanto non c’era memoria di
come ci si dovesse comportare. Hanno discusso enormemente anche sulla
questione della modalità di voto e sulle modalità delle proposte di
voto. Ora immaginiamo questa situazione portandola
al tempo della crisi conciliatorista. Fra re, cardinali e il papa c’è
tutto un movimento di favorevoli e contrari a tutto. Alla fine il concilio viene convocato dal
Papa, che invita non tutti i vescovi, come oggi ci sembrerebbe normale, ma
alcuni vescovi, e una serie di persone che egli riteneva interessanti. Il concilio si apre infine a Trento il 15
dicembre 1545. I presenti sono pochissimi; non ci sono i francesi in
quanto il re di Francia era contrario; c’erano soprattutto italiani. Il
Concilio si apre con un ballo, nella logica di corte, nella logica di una
riunione di potenti. All’inizio del Concilio gli italiani rappresentano
i tre quarti dell’assemblea, quindi possono avere una grossa influenza
su qualsiasi decisione. E’ difficilissimo dire quanti hanno partecipato
a Trento in quanto le presenze erano fluttuanti. Il Papa non è presente
al Concilio: dopo averlo convocato manda a presiederlo dei legati. Intanto, essendo arrivata la peste a Trento,
il Concilio viene spostato a Bologna. Alla fine viene sospeso, senza che
si sia concluso qualcosa. Sale al soglio pontificio Giulio III, che lo
riprenderà in mano, riconvocandolo a Trento nel 1551. In seguito sale al soglio pontificio Paolo IV
che pensa che il Concilio sia una inutile perdita di tempo, ma non vuole
chiuderlo per vari motivi e decide di svuotarlo dall’interno, cioè di
avviare un processo di riforma centralizzata da parte sua lasciando che il
Concilio si estingua per mancanza di temi da discutere. Innanzi tutto
mette mano a riformare la Santa Inquisizione, costituendo il nucleo di
quella che diventerà, ed oggi è, la Congregazione per la dottrina della
fede, pensando all’inquisizione non più solo come a un tribunale che
giudica chi gli viene consegnato, ma in senso moderno, di qualcosa che
osserva, studia, si pronuncia anche senza un reo, che costituisce
l’aspetto dottrinale del pontificato. Pensate che Paolo IV arriva ad
inquisire la metà del collegio cardinalizio per eresia! Alla sua morte improvvisa succede Pio IV che
riapre il Concilio di Trento, e sarà quella sessione che scriverà i
documenti, arrivando all’anno 1562. Trento, in realtà, è stato un grande
concilio riformatore: mette mano a ad una prima organizzazione, cosa che
era sempre mancata nella chiesa cattolica. Tutti quegli elementi di cui
abbiamo parlato fino ad ora, sparsi e non codificati, vengono codificati
con una incredibile operazione storica che dipinge un volto teorico di una
specifica chiesa. Per la prima volta emerge la chiesa come istituzione
oggettiva: viene stabilito il curriculum per diventare preti, viene
definito il catechismo, viene definito un decreto sulla celebrazione dei
sacramenti.
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