Gruppo del Venerdì Il sapere teologico e il suo metodo Figure del cristianesimo occidentale 3.1
Simbolica dell’Uno e figura dell’uomo Raramente
si cerca di vedere il cristianesimo nel suo insieme, che sarebbe, di per sé,
l’unico modo con cui un adulto può dare un giudizio (che non sia solo
emotivo) della propria relazione al dato “cristianesimo”. Infatti, se
voglio dire come mi pongo rispetto al cristianesimo in occidente non posso
fare una valutazione corretta se non mi pongo di fronte alla comprensione
della figura globale del cristianesimo in occidente. Questo
è il problema per cui in Italia siamo tutti incapaci di laicità reale,
oltre che di cattolicesimo reale: ci muoviamo cioè con giudizi critici,
ma mai distanti dal fatto, perché non riusciamo ad avere una visione
globale. TESTO
“Quando
si cerca di vedere il cristianesimo occidentale nel suo insieme, dalla sua
origine con l’impero carolingio fino ai nostri giorni, si può dire che
ha continuato a svilupparsi in una prospettiva dominata globalmente dalla
simbolica dell’Uno;” Noi
diciamo di credere nel Dio Uno e Trino, in realtà il cristianesimo
occidentale si è molto più preoccupato di credere in Dio Uno che non in
Dio Uno e Trino, mentre la forma delle sinodalità delle chiese acefale
d’oriente si è molto più sviluppata intorno al Dio Trino, piuttosto
che non al Dio Uno. Il
problema è che l’occidente è stato culturalmente, e dunque poi
religiosamente, ossessionato dal tema dell’uno, dell’unità; ha sempre
considerato l’Uno come la perfezione. Anche noi, nel nostro cammino
personale, abbiamo una nostra idea della unificazione, cioè viviamo ogni
forma di pluralità con grande fatica. TESTO “..ma essa si è espressa in modo originale; infatti la riflessione si è
sviluppata lungo i secoli centrandosi sul problema dell’uomo in se
stesso; tale interesse ha provocato la distinzione, fra le mediazioni del
destino dell’uomo, di due campi, paralleli e insieme in costante
correlazione: il campo istituzionale (mediazione politica e/o sacerdotale)
e il campo intellettuale (mediazione del pensiero e del simbolo).” Il
passaggio è piuttosto complicato. Lafont dice che l’apporto originale
del cristianesimo rispetto all’ossessione occidentale per l’Uno è
quello di aver spostato la riflessione, rispetto al mondo greco, dal campo
delle idee a quello dell’uomo. Ha cercato, cioè, di pensare l’unità
come problema dell’uomo e non come problema del puro intelletto, non
come problema astratto, ma come problema reale. Ma se rispetto all’uomo
concreto si ha il problema dell’uno immediatamente si pongono due
questioni: come io mi relaziono agli altri (e, di conseguenza, il problema
dell’autorità) e come io mi pongo a me stesso (dato che dovrei essere
uno, ma non lo sono). Su
questo nascono le teologie, le ideologie politiche, i pensieri filosofici,
ecc. Il
cristianesimo pone subito in evidenza questi due temi della mediazione:
istituzionale, e
politica e/o sacerdotale, cioè la questione dell’autorità, e quella
del campo intellettuale, cioè la mediazione del pensiero simbolico; e
questo perché il rapporto si pone tra l’uno, desiderato e le pluralità
sperimentate. TESTO “Nomino volutamente l’istituzionale prima dell’intellettuale, perché
è proprio quello che, originato dalla volontà dei primi carolingi, ha
dato forma a un mondo occidentale, mentre i dati più intellettuali si
sono iscritti entro la cornice istituzionale tracciata.” I
carolingi avevano una ammirazione spropositata, rispetto alle loro
cognizioni, per la cultura. Quando hanno preso mano alla questione della
forma del cristianesimo hanno pensato che il problema era quello
dell’organizzazione. Hanno perciò organizzato una cornice istituzionale
riprendendo il mito dell’impero romano, con la relativa strutturazione
territoriale all’interno della quale si svilupperà il pensiero
intellettuale. Dunque la riflessione teologica del cristianesimo nasce
dentro una situazione istituzionale data. TESTO “I due campi si sono sviluppati l’uno e l’altro in modo contrastato,
secondo la logica di opposizione che attraversa la ricerca dell’Uno.” Tutte
le volte che si cerca l’Uno si ragiona a pendolo: siccome siamo in una
realtà di pluralità, se cerco l’uno posso solo esagerare da una parte,
e poi fino alla parte opposta, sperando di avvicinarmi. TESTO 3.2 Strutture istituzionali e antistrutture “A
livello istituzionale ci si trova di fronte a delle “strutture di
cristianesimo” nelle quali il religioso e il politico sono strettamente
legati; ad esse si oppongono delle “antistrutture”che vorrebbero
separarli totalmente” Le
strutture del cristianesimo hanno come caratteristica propria
l’Incarnazione di Cristo e quindi in modo più o meno spurio,
continuamente il religioso ha un volto politico e il politico ha un volto
religioso. Così l’esagerazione da un lato tende a identificarli e
dall’altro, per reazione, a separarli radicalmente. TESTO “La prima figura strutturale sarebbe quella dell’impero carolingio (Carlomagno,
m. 814), sostituita prima dalla cristianità gregoriana (Gregorio VII, m.
1085), poi, man mano che la cristianità esplode sotto la pressione delle
nazionalità, dalla chiesa cattolica, con il suo accento universale e una
centralizzazione sempre più pronunciata; a riguardo si può riconoscere
un’ispirazione affine nelle strutture di unità che tentano di
affermarsi a partire dall’incoronazione di Carlomagno fino alla
proclamazione solenne del primato di giurisdizione del papa nel concilio
Vaticano I: è emblematico che il luogo sia lo stesso, San Pietro a Roma,
e che nei due casi si tratti della funzione personale, unificatrice della
struttura: l’imperatore per il mondo cristiano, il papa e il suo primato
per la chiesa. La
prima figura è quella dell’impero carolingio che oscilla con la
struttura della cristianità gregoriana: il papa monaco che tenta di dare
il primato spirituale rispetto a un troppo pesante primato politico da
parte dell’imperatore. Ma se si toglie la figura unificatrice dal
politico e la si sposta sul papa, scoppiano le nazionalità, l’impero si
frammenta e i singoli stati si fanno interlocutori del papa; si arriva così
alla figura della chiesa cattolica come potere sovranazionale e
spirituale. TESTO “Lo strumento intellettuale di tali strutture è il diritto, dai primi
monumenti del diritto carolingio fino al Codice di diritto canonico del
1917; ma il diritto poggia qui su un argomento di filosofia politica di
impronta neoplatonica (Costantino, Giuliano l’Apostata) che, ripensato e
organizzato sul piano del diritto cristiano,, costituisce
un’interpretazione teorica e pratica del primato di Pietro e
dell’esistenza di un sacerdozio cristiano.” Oggi
si pensa che il grande problema sia quello di pensare alla riforma del
ministero e del papato. Questi mille anni di cristianesimo sono tutti
fondati sul diritto, proprio perché i carolingi non erano dei teorici, ma
avevano una mentalità concrete e organizzativa. TESTO “Dal 313/1074 ai nostri giorni, questa figura è stata costantemente
rafforzata, e a partire dal concilio Vaticano II ci si interroga sulla sua
possibile modifica. A questa strutture unificate fanno riscontro delle
“antistrutture”che si contrappongono con diversa efficacia, ottenendo
risultati differenziati. D’altra parte, è lo stesso funzionamento delle
strutture istituzionali che lascia a desiderare, suscitando nel corso del
medioevo e dell’età moderna, delle reazioni in direzione di una riforma
della chiesa, la quale necessita di un rinnovamento continuo.” Le
antistrutture nascono per un doppio motivo. Posso contrappormi all’idea
in sé, oppure contrappormi al modo in cui l’idea è applicata, perché
la considero un abuso. Ad es.: se uno dice: voglio essere democratico,
l’altro, per contrapposizione, dice: voglio essere fascista, perciò ti
lotto contro; oppure, sempre per contrapposizione, dice: tu dici di essere
democratico, ma in realtà non lo sei, perché non ti comporti
democraticamente. Queste
due risposte sono due forme di contrapposizione, di segno diverso. Le
antistrutture ereticali, tipo Lutero, sono del secondo tipo, cioè sono
d’accordo sul fine, ma dicono che il fine è male realizzato (bisogna
trovare una più pura forma di annunciare il Vangelo, ecc.); combattono ciò
che loro ritengono un abuso, ma concordano sul fine. L’ateismo invece (e
questo è uno dei traumi della Chiesa rispetto alla modernità) non
discute sull’uso o sull’abuso, ma non concorda sul fine. Questo è uno
dei traumi perché la Chiesa, fino alla modernità (‘700) ha avuto
antistrutture solo circa gli abusi e dunque ha governato senza che fosse
discusso l’orizzonte generale. Dal ‘700 in poi la Chiesa ha trovato
antistrutture del primo tipo. Noi
oggi, anche qui, abbiamo fatto il giro a 180 gradi. Da coloro che
condividevano il fine e criticavano l’abuso, a coloro che discutevano il
fine, noi siamo a chi cancella il fine e elogia l’uso. Che è il massimo
del disorientamento per il mondo cristiano. TESTO “O emerge l’istanza di un decentramento e si tenta di dar vita a forme
ecclesiali che tengano conto delle particolarità che possiamo dire
nazionali, si tratti di stati o di chiese; oppure, con eventuali
riferimenti millenaristi o escatologici,, si accentua con radicalismo la
tensione sempre necessaria verso un “al di là” assoluto che
caratterizza anche la mentalità dell’Uno: Umiliati, Poveri di Cristo,
Spirituali, Ussiti, Riformati, Giansenisti; tale radicalismo si esprime
sotto forma di esaltazione della gerarchia di santità, in opposizione
alla gerarchia sacerdotale e di un rinvio alla Scrittura, piuttosto che ai
sacramenti. Paradossalmente tali tentativi radicali potranno capovolgersi
completamente e sfociare, col tempo, in una o più società interamente
secolarizzate. Noi
siamo nel punto in cui l’oscillazione ha perso la sua forza e si è
fermata. Abbiamo consumato tutte le riforme possibili. C’è un senso di
crescente irrilevanza che si cerca, in tutti i modi, di contrastare e
siamo ormai al narcisismo per il quale le chiese sono un sistema
autoreferenziale. Per spezzare questa situazione, per la legge del
pendolo, occorrerebbe una spinta da fuori, una forza esterna: un “segno
dei tempi”. C’è
un dato estremamente evangelico: “il giorno verrà come un ladro”.
Come è accaduto altre volte nella storia del Cristianesimo si ha la
sensazione che questa forza esterna verrà come un “ladro”. (Possiamo
immaginarla: un nuovo concilio?)
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