Tre articoli sul tema de "Il Padre"
Padre Cesare Falletti 1. Credo in Dio Padre Credo in Dio Padre. Questa grande affermazione che attraversa i secoli e si è diffusa nel mondo intero, non è solamente un'affermazione filosofica: "Dio esiste", ma una dichiarazione d'intenzione: "Voglio avanzare nella vita fidandomi di Dio, posando i miei piedi con sicurezza sulla Roccia che è la sua Parola". Affermo anche che questo Dio è Padre e che ho ricevuto questa rivelazione dalla stessa Parola ricevuta nella Chiesa e dalla Chiesa. Cose grosse! In un'epoca in cui la relazione padre-figlio non ha una fisionomia ben chiara, si potrebbe pensare che affermare che Dio è Padre riporta ad un passato, ad un qualcosa che non c'è più, ad una cultura che non è più attuale e che dunque queste formule, un tempo tanto parlanti, non hanno più valore. E quindi si può concludere che la professione di fede che mi insegna la Chiesa non ha più un vero senso perché è espressa nei termini di una cultura ormai sorpassata? Questo sarebbe far rientrare Dio in schemi puramente umani, come se l'Eterno Infinito potesse essere detto con parole e figure umane. Non sono queste, infatti, che dicono Dio, ma Dio dicendosi dà significato e forza alle parole umane. Dio è una Parola che illumina, sorprende, meraviglia e fa crescere. La sua Parola è una Buona Notizia che m dice ciò che devo ancora apprendere. Dio è Padre? Cosa vuol dire? Se è come mio Padre, è una bella figura, ma io sono ormai cresciuto; se è come i padri che vedo in giro, va bene, fanno quello che possono, ma a volte è meglio perderli che trovarli! Ma Dio è sorgente di verità, per cui occorre fare il cammino inverso; la Parola ci dice "Non chiamate nessuno Padre sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro" (Mt 23,9). Per sapere chi è il Padre non bisogna dunque guardare i padri della terra, ma lui stesso ci mostrerà cosa è essere Padre e a questo i padri della terra dovranno cercare di somigliare: "Siate perfetti come il Padre vostro è perfetto". Fin dal principio Dio si è mostrato quale un Padre che esce in cerca dell'uomo. E Gesù ci dice in una parabola: "Il padre di famiglia uscì all'alba per cercare operai per la sua vigna" (Mt 20,1). Dio è un Padre che esce, che ci viene incontro, fa il primo passo per invitarci, per condividere il suo bene con noi, per darci la vita, la sua Vita; non è un Padrone che sfrutta e opprime a cui solo preme essere obbedito, rispettato, servito e riverito. Esce per incontrare coloro che sono senza speranza e offre loro di guadagnarsi un denaro. Ma il denaro che dà, uguale per tutti, è la vita divina che aveva soffiato sul primo uomo. Ognuno la riceve come dono e come ricompensa per il suo lavoro, e ognuno vi trova tutto ciò che lo rende felice, più felice di quanto ogni bene della terra possa rendere gli uomini. Dio è anche una Madre di famiglia, che spazza la casa per ritrovare questo denaro che l'uomo ha perso e ridarlo al figlio facendo per lui festa (cfr. Lc 15,8). Perché Dio ci cerca? Per farci entrare nella sua festa. Siamo soli, senza futuro, senza vita. Dio è uscito dalla sua casa per trovarci mentre non facciamo nulla, mentre perdiamo la nostra vita nelle piazze del mondo, e per portarci là dove la vita dà frutto. Vuole condividere la sua ricchezza, darci la speranza di giorno e la ricompensa alla sera. Il Padre cerca, ha mandato suo Figlio, il buon Pastore, a scovarci là dove eravamo finiti, lontani da Lui, lontano dalla vita. Il Padre cerca adoratori in Spirito e Verità (Gv 4,23), non dei servi indifferenti e attaccati solo alla ricompensa, ma adoratori che si lasciano attrarre dalla sua bellezza, che accettano e ancor più desiderano ardentemente cedere le proprie ricchezze per godere delle sue, abbandonare l'autosufficienza e autonomia per partecipare ai beni del suo Regno e alla dolcezza della comunione con lui. 2. Il Padre accoglie Credo in Dio Padre Onnipotente: così preghiamo ogni domenica, ma forse questi termini ci intimidiscono un po' troppo; rischiano di farci stare davanti a Dio con un eccessivo timore. Dobbiamo trovare un giusto equilibrio fra timore e amore fiducioso. Dio è Onnipotente ed è al di là di ogni comprensione; non possiamo trattarlo come un compagno di giochi, con una disinvoltura fuori posto. Il timore di Dio è un dono dello Spirito che ci fa guardare verso il Padre con la coscienza del suo tutto e del nostro nulla, della sua purezza e del nostro peccato, del suo splendore e della nostra meschinità, della sua forza onnipotente e della nostra fragilità. Messo in chiaro questo, dobbiamo ricordarci che Gesù, il Figlio diletto, ci ha insegnato ad avvicinarci al Padre con una semplicità di cuore che ci rende simili ai bambini; non ci ha insegnato la sfacciataggine, ma la fiducia nell'avvicinarci al Padre, la ricerca della verità che ci rende liberi, che non nasconde la nostra miseria, ma fa splendere la sua misericordia, non nega il nostro peccato, ma afferma ancora più decisamente che Dio è più grande del nostro peccato. Cosa pensava il Figliol prodigo andando verso la casa paterna, cosciente di non poter più pretendere di essere accolto come un figlio? Quel ricco signore, con la casa piena di servitori, con campi e buoi, come lo avrebbe accolto dopo essere stato insolentemente offeso? Se Dio fosse solamente Onnipotente, esiterei ad andare verso di Lui; attenderei che i suoi occhi si posino su di me e che lui stesso mi faccia un cenno. Capirei se devo nascondermi e dire: "Monti cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello" (Ap 6,16), o se posso avanzare e buttarmi ai suoi piedi. Ma Dio è Padre e ci ha mandato suo Figlio ad annunciarci che ci considera suoi figli al pari dell'Unigenito, che la sua casa è aperta e che possiamo entrarvi liberamente. Ancor di più: che al vederci arrivare, lui stesso ci correrà incontro, ci accoglierà e organizzerà una festa con suoni e danze. E se per caso noi ci sentiamo più giusti dei nostri fratelli e troviamo che la sua misericordia è esagerata ed è offensiva per noi, anzi ci lede nei nostri diritti, lui ci mostrerà che anche noi dobbiamo essere accolti dal Padre che esce dalla porta, che anche per noi volentieri lascia la festa e viene a convincerci, a supplicarci di entrare in casa e partecipare alla festa, organizzata per tutti i suoi figli. Lui stesso lascerà le altre pecore, ben disciplinate, per venirci a cercare. Il Padre non ci accoglie seduto in trono, aspettando che avanziamo verso di lui con una serie di prosternazioni striscianti. Ci aspetta alla finestra, pronto a scorgere ogni più piccolo movimento di avvicinamento e a correrci incontro per abbracciarci e bloccare imperiosamente ogni nostro complesso di colpa e dichiarazione di indegnità. Il Padre ci accoglie con riconoscenza; Lui che non ha bisogno di noi, perché è nella sua infinita beatitudine, si mostra riconoscente se noi veniamo ad attingere alla ricchezza della sua casa. "Quanto sono amabili le tue dimore Signore degli eserciti!... Un giorno nei tuoi astri è più che mille altrove, stare sulla soglia della casa del mio Dio è meglio che abitare nelle tende degli empi" (Sal 83).La casa del Padre è il luogo dove si sta bene, non perché vi troviamo una serie di oggetti superflui che danno l'impressione del benessere, ma perché il Padre, Lui stesso, è la gioia della casa, il clima di felicità e di festa, la sovrabbondante pienezza di vita che sorprende sempre senza mai annoiare. Talvolta ci illudiamo di essere noi ad accogliere il Signore in casa nostra, come Abramo alle querce di Mamre; presto ci accorgiamo che è Lui il Padrone di casa che colma i suoi ospiti di ogni delizia, di ogni attenzione, di ogni protezione. Egli accoglie il ricco come il povero, il santo come il peccatore. In Lui non c'è distinzione di persone, perché ci ha creati tutti per farci prendere parte alla sua festa. Chi bussa alla sua porta la trova aperta, perché è stato condotto dal Figlio ed è arrivato seguendo la Via del Figlio. 3. Il Padre fa festa La lettera agli Ebrei, parlando di Abramo, di Sara e dei patriarchi dice: "Nella fede morirono tutti costoro, pur non avendo conseguito i beni promessi, ma avendoli solo veduti e salutati di lontano, dichiarando di essere stranieri e pellegrini sopra la terra" (Eb 11,13). Sulla terra l'uomo vive come in cammino, teso ad una patria, a una casa dove sentirsi e sapersi non solo accolto, ma davvero di casa, in famiglia, dove gustare la pace, la serenità, la comunione fraterna. Questo luogo è la casa del Padre, nostro ambiente naturale in cui possiamo davvero essere noi stessi. Trovare la casa del Padre è trovare la nostra casa dopo un lungo errare in regioni straniere, sempre assetati di qualcosa che non sappiamo definire, ma che ci fa continuamente ripartire in cerca d'altro. Al di fuori di questa casa non possiamo mai dire: sono arrivato, qui mi riposerò, qui troverò la pace, quella profonda, quella del cuore. Siamo fatti per essere felici e il nostro dovere è cercare la felicità; non un godimento passeggero, un piacere che non mi dà respiro, ma quella che il Signore chiama beatitudine, una libertà di comunione, una pace che dilata il cuore, un desiderio che trova appagamento senza spegnersi. Cerchiamo la felicità e durante il nostro cammino sulla terra piano piano ne riusciamo a tracciare i lineamenti, non perché ne abbiamo una piena esperienza, ma perché le gioie che proviamo ci danno l'intuizione di cosa può essere riuscire ad andare oltre i limiti della gioia che passa e che non appaga mai completamente, neanche quando non delude. Cercando la felicità, anche senza saperlo cerchiamo la casa del Padre, perché solo lì troveremo il riposo per la nostra fatica, l'acqua per la nostra sete, la consolazione nelle nostre lacrime, il cuore che colma il nostro bisogno di essere amati. La stessa lettera agli Ebrei ci dice: "Vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, alla Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli, all'adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti iscritti nei cieli, al Dio giudice di tutti e agli spiriti dei giusti portati alla perfezione" (12,22-23).La casa del Padre è dunque il luogo in cui i figli si radunano in una riunione di festa, chiamati e accolti non solo per il faccia a faccia con Dio, ma anche per una festa fraterna. "Mostraci il Padre e ci basta" e Gesù rispose: "Chi ha visto me ha visto il Padre" (Gv 14,8-9). Sulla terra l'incontro con Dio Padre avviene nel cuore del Corpo di Cristo che è la Chiesa, nella preghiera personale e ancor più in quella comunitaria, ma soprattutto nella vita fraterna: adunanza festosa, assemblea dei primogeniti. La comunione con Dio e con gli uomini è il vero incontro col Padre, che nella sua Parola ha parlato di questo incontro come di un banchetto di nozze, una festa data per suo Figlio e per i suoi figli, che sono l'assemblea dei primogeniti, uniti al Primogenito di ogni creatura. Una festa non stordente, che non finisce tristemente in un quotidiano di persone sole, chiuse nel loro piccolo mondo, barricate contro le aggressioni degli altri e tese solo a costruirsi un posto da cui scacciare ogni possibile invasore. Una festa che genera festa, che prevale su tutte le feste degli uomini, che non permette nessuna giustificazione d'assenza, perché è la sola che dà la vera felicità e quindi la vera realizzazione del dovere dell'uomo (Mt 22,1s). Il Padre invita ad una festa, che è la Pasqua del suo Figlio, nato per noi, per venire a cercarci e riportarci alla casa del Padre; morto per noi, per aprirci con la sua obbedienza le porte di casa chiuse dalla disobbedienza, dalla chiusura del cuore; risorto per noi, per illuminare la sala delle nozze e rivestirci dell'abito nuziale. La gioia di Dio sta nel vedere tutti i suoi figli gustare la festa delle nozze di suo Figlio. Questo è il fine della creazione: dare a miriadi e miriadi di creature la gioia eterna ed infinita che scaturisce dal Padre, genera il Figlio che la riceve dal Padre e la porta agli angeli e agli uomini, e fa procedere lo Spirito, eterno legame d'amore, che rinnova costantemente la gioiosa sorpresa di una comunione fra il Creatore e tutte le creature. Una sola è la festa, uno solo è l'amore che unisce le tre Persone divine e l'amore che unisce col Creatore e fra loro tutte le creature. |
Copyright (c) 1999 L'Atrio dei Gentili - E-mail: atrio@atriodeigentili.it |