"Lunedì di San Paolo": suggestiva indicazione della teologa Morra sul libro del Nuovo Testamento L'Apocalisse vista come un filmLasciarsi "prendere" dall'Apocalisse come da un film, coinvolgersi nella vicenda che il libro racconta: è stata la bella e suggestiva indicazione di lettura offerta dalla teologa Stella Morrà lunedì 11 ottobre ai "Lunedì di San Paolo". Commentando la lettera alla Chiesa di Pergamo (Apoc 2,12-18), ha fatto emergere dalla narrazione alcuni interessantissimi spunti di vita. L'Apocalisse non parta della fine del mondo, ma della fatica di vivere che segna l'esistenza di ogni cristiano che vive nel tempo tra la risurrezione di Cristo e la fine del mondo. Il messaggio del libro è chiarissimo: vivere è faticoso; la storia è fatta di battaglie. Si può però fare fatica ed essere contenti e prima o poi bisogna decidere da che parte stare! Proprio per questo l'Apocalisse è un libro per adulti, per gente che ha già un po' vissuto e che sa cos'è la vita. La lettera alla Chiesa di Pergamo invita a contare solo su Dio, ad avere una fiducia ostinata in lui, a non mollare nei momenti di difficoltà. Essa si riallaccia ad un preciso momento della storia di Israele: la permanenza nel deserto, con la tentazione dell'idolatria, del vitello d'oro - un peccato "da religiosi", non da atei, perché bisogna credere in Dio, per farsene uno falso - e la consolazione della manna. Camminando nel deserto, Israele ha imparato a contare solo su Dio, non su carri e cavalieri: anche noi siamo chiamati a riscoprire la presenza di Dio nella nostra vita, attraverso l'ascolto, sia delle persone e degli avvenimenti attraverso cui Dio ci parla, sia della parola stessa di Dio, che è "spada a due tagli", che giudica e salva. In questo ambito noi siamo chiamati a fare dette scelte, facendo attenzione a non vedere il mondo come la casa di satana, seguendo certe letture fondamentaliste della Bibbia espressamente condannate dalla Chiesa. «So che abiti dove satana ha il suo trono» non significa che il mondo sia completamente malvagio, ma solo che noi viviamo in un tempo di precarietà, in cui il buon grano convive con la zizzania, i pesci buoni con quelli cattivi e solo Dio, alla fine dei tempi, farà la distinzione. Il compito di fare discernimento, di operare delle scelte, è proprio di noi laici, chiamati continuamente a misurarci con i problemi di ogni giorno e a scegliere di volta in volta tra alternative che raramente sono il bene e il male assoluti, ma più spesso prospettive di lavoro e di impegno in sé buone, ma incompatibili. Quante volte ad esempio dobbiamo scegliere tra impegni diversi: in parrocchia, in famiglia, nella società! Sono scelte spesso dolorose, che vanno rinnovate e riconfermate di volta in volta, assumendosi le proprie responsabilità. Non cedere alla tentazione di maledire: è il senso del misterioso riferimento a Balak, il sacerdote, che voleva maledire, ma poi alla fine è costretto a benedire. Anche noi che viviamo nella storia siamo chiamati a fare uno sforzo e a lasciarci aiutare da Dio per benedire, per non dividere, per lavorare in positivo, per costruire. Come credenti abbiamo due certezze: il male c'è ed è una cosa seria, ma Gesù ha vinto il male. Dunque dobbiamo amare questo nostro mondo e impegnarci in esso. Il cibo e il nome: sono i due doni che Dio mette a nostra disposizione. È importante non sottovalutare l'importanza del nutrimento con cui noi alimentiamo la nostra vita, non solo sul piano materiale, ma anche intellettuale e spirituale: cosa leggiamo, quali spettacoli televisivi catturano la nostra attenzione, quali occasioni di crescita spirituale sappiamo regalare a noi stessi... Il credente è poi consapevole che c'è un cibo che ingloba tutti gli altri, l'Eucaristia. E c'è un nome, quello con cui Cristo risorto ci conosce e ci chiama, come fece con Maria Maddalena: un nome che raccoglie tutte le nostre lacrime e i nostri desideri e ci restituisce a noi stessi. Gesù che ci chiama per nome: ecco la nostra consolazione e la nostra salvezza! Battista
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