Uno spunto di riflessione e un consiglio di lettura
Nella settima Lectio di quest’anno, Stella Morra ha consigliato la lettura del libro di Jürgen Werbick Il cristianesimo può scomparire? Credere in un tempo di esaurimento ecclesiale, Ed. Queriniana, 320 pagg, Euro 36. Si tratta di un libro molto utile per proseguire il cammino iniziato quest’anno con le Lectio e proseguito al Seminario Estivo.
Jürgen Werbick offre una diagnosi limpida e coraggiosa: la Chiesa attraversa oggi una fase di profondo affaticamento. Da un lato, si è conclusa una stagione storica che per lungo tempo ne ha plasmato forme e linguaggi; dall’altro, si fatica ancora ad intravedere quali strade percorrere e quale volto potrà assumere la comunità cristiana del futuro.
L’autore, tuttavia, non si limita a descrivere la crisi. Invita a compiere un passo ulteriore, indicando un percorso di rinnovamento tanto esigente quanto ormai inevitabile. In questo processo di trasformazione occorre interrogarsi con sincerità: che cosa merita di essere custodito? Che cosa richiede una comprensione nuova, più fedele al Vangelo e più vicina all’esperienza umana? Che cosa, deformato nel corso della storia, attende oggi di essere purificato e riportato al centro della vita ecclesiale?
Questo libro, animato da una profonda fiducia nel futuro, apre spazi di confronto e di riflessione su ciò che conta davvero per vivere la fede cristiana nel nostro tempo. È un invito a riscoprire il nucleo più autentico del cristianesimo nel cuore della crisi: camminare con Dio, accogliere con coraggio l’incertezza del futuro e testimoniare una fede che trova la propria forza nella fragilità, nella solidarietà e nella vicinanza agli ultimi.
Ne pubblichiamo un breve estratto, già citato da Stella, come invito alla lettura:
“Vivere in modo tale da corrispondere al convivere con colui che si è rivolto a noi con assoluta volontà di bene, che ci ripaga per scoprire nella certezza di fede, pur sempre contingente e fragile, che questo convivere ci è effettivamente donato. Ciò è molto più di un essere obbligati a rispettare di tipo morale. È un modo di vivere, un senso della vita nel quale la vita che ci è donata è sentita come sua promessa e la si può approvare e poi ci impegna a fare in modo che questa promessa possa avverarsi. Un senso della vita che ci fa essere a casa nostra nella vita in modo diverso, poiché lui ci ha chiamati alla vita e la vive con noi. Un senso della vita che si nutre della celebrazione in comunione di questo poter convivere con il nostro Dio, del trovare le occasioni per assicurarci di noi stessi, di testimoniare l’un l’altro quello che esso significa per noi e di cercare, – questa frase personalmente mi sembra la descrizione dell’Atrio, ma va bene – e di cercare anche di sopportare insieme che in questo momento non ci sia accessibile.
La Chiesa esiste per questo, perché il senso di vita della fede si renda conto di sé stesso e non si inaridisca, non si esaurisca nelle cose che ogni giorno ci esauriscono. C’è bisogno dell’esperienza, formata nella comunità, di colui che sopraggiunge, di colui che viene nel nostro mondo che lo relativizza beneficandolo, la celebrazione del poter essere presso Dio nello spazio liturgico che lascia aperto il cielo perché egli possa farci visita benedicendo, e tutto cambi. Lo spazio dell’interpretazione in cui nella convivenza quotidiana ci possa capitare di cogliere e osare gli inizi della Signoria di Dio.
C’è bisogno dello spazio per farsi coraggio a vicenda, per lasciarsi toccare nel prossimo, dal nostro fratello Gesù e lasciarci portare oltre la quotidiana dinamica del voler restare soddisfatti. C’è bisogno di spazi per il Regno di Dio in cui noi crediamo alla buona volontà di Dio, in cui possiamo almeno averne un’idea in cui egli ci viene incontro e ci redime. Ma se con i suoi scandali e la sua mediocrità la Chiesa può dimenticare Dio, se essa stessa è esaurita, se si esaurisce nelle pretese di potere, nell’autoaffermazione e nella resistenza a sue pretese ingiustificate su Dio, e se si esaurisce la fiducia nel fatto che in essa si apre lo spazio della fiducia in Colui che sopraggiunge e ci redime, poiché pure le Chiese rientrano in modo tanto disastroso nelle storie di abusi di questo mondo”











