La Lectio dell’Atrio dei Gentili si ascolta… fin nelle savane dell’Africa
La straordinaria testimonianza di suor Daniela che segue gli incontri attraverso internet
Articolo pubblicato sul settimanale fossanese “La Fedeltà” il 20 dicembre 2025 a firma di Carlo Barolo
“Nel mezzo della savana, dopo una giornata oltre i quaranta gradi, nella missione di Charre, in Mozambico, al confine con il Malawi, ieri sera, ho visto caricata sul sito web la prima Lectio di questo anno, e ne sono stata felice. L’ho ascoltata subito. Mi farà compagnia in diversi momenti perché in genere è un ascolto ripetuto.
È un bel dono e dire grazie sembra scontato, ma vale veramente molto. Grazie per il dono della Parola spezzata. Per il porvi domande capaci di orientare. Per cercare risposte vitali e feconde. Grazie per il dono che fate a chi è lontano. Grazie per essere Alimento nutriente”.
È il messaggio profondo, pieno di affetto e gratitudine che a metà ottobre è rimbalzato sui social dell’Atrio dei Gentili, poche ore dopo il primo incontro del percorso di Lectio divina 2025-2026. A inviarlo ai soci dell’associazione culturale fossanese è stata suor Daniela (Scarpellini), originaria della provincia di Cesena, Superiora generale delle Suore Francescane della Sacra Famiglia, una piccola famiglia religiosa presente in Romagna, Mozambico e Colombia.
Un messaggio che racconta quanto il dono della Lectio, grazie al sito dell’associazione e a un semplice smartphone, raggiunga anche gli angoli più sperduti del pianeta. E testimonia la ricchezza di un’iniziativa, proposta ogni anno ormai dal lontano 1991-1992, quando la teologa fossanese Stella Morra (l’Atrio dei Gentili sarebbe nato solo nel dicembre 1996) tenne il primo percorso di Lectio dedicato al paradigma della fede commentando alcuni testi del vangelo di Giovanni. Trentacinque anni non sono pochi, anche per il mondo ecclesiale!
Incuriositi e colpiti da queste parole, in questi giorni abbiamo contattato l’autrice. Che ci ha risposto dalla Colombia.
“Sono suor Daniela Scarpellini – racconta mentre è in viaggio da Bogotà a Villavicencio -; in questo momento sono superiora generale delle Suore Francescane della Sacra Famiglia, una piccola famiglia religiosa presente in Romagna, Mozambico e Colombia. Spesso mi trovo a viaggiare. Spesso mi trovo tra quelle che oggi chiamiamo periferie, tempo fa si parlava di marginalità”.
“Forse era il 2002 – aggiunge per chiarire come ha conosciuto Morra – quando una sorella, rientrando da un convegno a Roma sulla pastorale vocazionale, parlò della ‘effervescenza’ dell’incontro di Stella Morra. Parlò di vivacità essenziale. Allora iniziai a cercare, leggere, ascoltare, seguire. Poi un invito a Stella per un incontro a Cesena”.
“Purtroppo, non ho una formazione teologica, sono tecnico alberghiero ed educatrice – prosegue -. La vita mi ha offerto la possibilità di accompagnare ragazze che lasciano la strada, ridotte in stato di schiavitù, bambini e adolescenti che avevano necessità di allontanarsi dalla famiglia, ragazzi e giovani che hanno bisogno di essere accolti nel pomeriggio per stare con persone che possano aiutarli nello studio, nell’integrazione.
Accogliere, ascoltare, accompagnare chi sperimenta una particolare fatica di vivere ti fa sperimentare come ti ritrovi nelle mani “pezzi di vetro”, fragili ma anche taglienti. E non è facile. Sono tante le domande che emergono. Continuamente ti ritrovi nella necessità di risposte.
Nell’Atrio dei Gentili ho trovato un luogo, per me solo virtuale, dove altre persone sembrano avere pezzi di vetro nell’anima, nella vita, tra le mani e non si accontentano di rimanere immobili per timore del sangue. La vostra ricerca, attraverso le lectio, i seminari, gli approfondimenti che fate e proponete e le diverse relazioni che Stella fa in giro per l’Italia, per me è nutrimento, è riferimento.
Salgo sulle vostre spalle e mi sento al sicuro. Come potete immaginare, non è tanto il tempo che posso dedicare allo studio e alla formazione e allora mi affido a voi.
Alla vostra ricerca, incisiva e, soprattutto “sfrontata” nei confronti della Parola di Dio, della Chiesa, della vita cristiana e della realtà.
Ed allora vi ascolto e spesso riascolto durante i viaggi in aereo. Nelle notti africane, insonni per il troppo caldo ma anche per i tanti pensieri, perché il dolore dei piccoli e le ingiustizie dei grandi ti tolgono il sonno.
E allora vi ascolto quando sono dietro la scrivania e non riesco a fare quadrare gli incontri del centro di aggregazione giovanile dove i ragazzi e le ragazze hanno necessità più grandi degli orari e del personale che possiamo permetterci.
E allora vi ascolto quando sono qui, in Colombia, dove tutto sembra allegro, facile, possibile e poi sotto la superficie di musica e colori, c’è una illegalità che non ha un confine. A noi, pellegrine delle periferie, il pane buono che siete capaci di impastare è necessario. Ci riportate alla Parola, che mai perde fragranza e profumo nonostante il suo essere esigente. Ci riportate alla realtà con sguardo più attento e consapevole”.
E conclude: “Purtroppo non ci siamo mai incontrati, non ci frequentiamo, non ci conosciamo e, nonostante questo, mi sento parte della vostra associazione come se ci conoscessimo da sempre”.