1 Febbraio 2014
Stella Morra

5. Due strategie

Commento a: Lc 8, 40-56


Premessa

La prima parte del percorso che si è concluso la volta scorsa riguardava l’esperienza umana comune di cosa succede quando si guardano le cose con un altro sguardo.

Il primo testo, quello del profeta Natan e del re Davide era la definizione della cosa in sé e cioè cosa vuol dire guardare le cose da un’altra parte. Poi c’era il testo di Babele sulle dinamiche di divisione o possibilità di guardare da un’altra parte e due testi, quello sulla presa di Gerico e l’ultimo di Isaia sull’aspetto positivo, vincente di questo sguardo da altrove e anche sull’aspetto del costo e della fatica a cui lo sguardo da altrove costringe. Come spesso succede i testi dell’Antico Testamento ci conducono ad una comprensione molto umana, molto antropologica delle dinamiche dei temi che affrontiamo: andare più in profondità rispetto a come alcuni movimenti profondi accadono.

Oggi, addentrandoci nel Nuovo Testamento, entriamo in un altro punto di vista, andiamo a cercare maggiormente lo sguardo cristologico, con la novità del Vangelo che riconosce l’importanza dell’esperienza umana rispetto al tema ma la trasforma, la fa lievitare o la provoca in direzioni che non erano implicite fin dall’inizio. Iniziamo quindi con un testo di Luca del capitolo 8. Quindi vediamo un altro sguardo con la novità del Vangelo. Di per sé secondo l’esperienza del Vangelo rispetto ad alcuni temi è già assumere un altro sguardo. E’ raddoppiato l’effetto dal punto di vista dello straniamento.

Per questo mi piaceva cominciare con dei fatti, degli incontri che ci aiutano a non perderci nei pensieri arzigogolati.

Questo è un capitolo molto strutturato che però contiene molte cose diverse e noi ci occuperemo della conclusione, cioè i versetti dal 40 al 56. Per capire però un po’ la parte di cui ci occuperemo, ci servono i primi tre versetti che, come al solito funzionano da titolo.

E’ uno di quei capitoli in cui i sinottici si differenziano non sugli episodi che sono presenti in tutti e tre ma sul modo in cui li ordinano: Luca li mette in una certa successione mentre Matteo e Marco li mettono in un’altra successione. Questo vuol dire che Luca ha fatto un pensiero e quindi non li ha ordinati come gli erano arrivati dagli altri sinottici ma li ha risistemati: un po’ li taglia, li accorcia, li allunga.

I primi tre versetti che funzionano da cappello generale dicono così:

“In seguito egli se ne andava per città e villaggi predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i dodici e alcune donne che erano state guarite dagli spiriti cattivi e da infermità, Maria chiamata Maddalena dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li servivano con i loro beni”.

E’ già abbastanza interessante che questo è uno dei rari versetti evangelici che non compare in nessun testo liturgico per cui non l’abbiamo nelle orecchie e guarda caso riguarda le donne che Gesù e quindi non viene mai letto.

Luca è l’evangelista che da più attenzione alle donne del seguito di Gesù, è quello che riporta più nomi propri e la motivazione è molto semplice: Luca scrive per una comunità che proviene in gran parte dal paganesimo non dall’ebraismo e quindi una comunità che ha un altro rapporto con le donne rispetto alla chiusura della comunità giudaica sulle donne. Questi versetti sono un doppio titolo che dice una cosa su Gesù e su chi lo accompagna.

Su Gesù dice: “egli se ne andava per città e villaggi predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio”. È un’espressione stereotipa dei Vangeli per dire che Gesù non da preferenza alcuna ma non sta in ambito religioso. Quando dicono che se ne va per città e villaggi non vuol dire che se ne va nelle sinagoghe o al tempio. In Luca questa distinzione è molto forte. Quando dice “se ne andava per città e villaggi” vuol dire nella vita comune, in mezzo alle cose che accadono.

“Predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio”: anche qui è abbastanza interessante. È uno dei luoghi in cui la buona notizia, il Vangelo è la buona notizia del Regno di Dio. Gli altri evangelisti non mettono mai insieme le due espressioni: il Vangelo è il Vangelo di Gesù Cristo in Marco; Luca invece mette insieme: Gesù va in giro predicando la buona notizia del regno di Dio.

Il secondo titolo dice: “C’erano con lui i dodici e alcune donne che erano state guarite dagli spiriti cattivi e da infermità, Maria chiamata Maddalena dalla quale erano usciti sette demoni, Giovanna moglie di Cuza, amministratore di Erode, Susanna e molte altre che li servivano con i loro beni”.

Si affermano due cose curiose: 1) che queste donne hanno dei beni: questo nella cultura giudaica è impossibile e quindi Luca sta parlando ad una comunità abituata al fatto che le donne possano possedere dei beni; 2) che le donne usano i loro beni per consentire ai dodici di compiere quello che devono compiere.

Da una parte si dice che va in giro nella vita normale per predicare il regno di Dio e dall’altra si dice che queste donne sono tutte guarite da spiriti cattivi e cioè il passaggio da una condizione di infermità, di malattia, di dolore, di sofferenza ad una situazione di guarigione e che cosa provoca il fatto che usano i beni che hanno per consentire a Gesù e ai dodici di fare quello che devono fare.

Sono i due modi: il Regno di Dio può essere servito annunciandolo o usando le cose del mondo per servirlo, per ordinare il mondo secondo Dio. Gesù e i dodici annunciano e le donne trafficano le cose normali per servire il regno attraverso i loro beni. Ci sono quindi due strategie per arrivare allo stesso scopo.

Seguono nel capitolo la parabola del seminatore che è la concretizzazione del primo titolo e poi il famoso versetto “e andarono da lui la madre e i suoi fratelli” e gli viene detto “tua madre e i tuoi fratelli ti cercano” e lui risponde “chi è mia madre e i miei fratelli” che riguarda il secondo titolo e cioè qual è la nuova rete di relazioni che si stabilisce; come si entra in relazione con il Regno di Dio, non per sangue, per discendenza o un legame deciso da qualcun altro ma perché si mettono a disposizione i propri beni.

Poi c’è il racconto della tempesta sedata che è la prima conseguenza: la buona notizia del Regno di Dio che viene seminata è una parola potente che può fermare il mare e infine c’è quella storia un po’ oscura dei demoni che vengono cacciati da un uomo e vengono mandati in una mandria di maiali. Questa è la conseguenza del secondo titolo: le cose, così come sono, anche i maiali, sono luogo di bene e di male. Sono le cose che hanno un segno, non è un’astrazione, è la vita concreta degli uomini che può essere segnata dal bene o dal male.

I versetti che vengono dopo sono quelli che ora leggeremo e ci raccontano due episodi intrecciati: inizia il primo episodio, in mezzo c’è il secondo e poi si conclude il primo episodio.

Il testo

Al suo ritorno Gesù fu accolto dalla folla perché tutti erano in attesa di lui. Ed ecco venne un uomo di nome Giairo che era capo della sinagoga. Si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua perché l’unica figlia che aveva di circa dodici anni stava per morire. Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano  intorno e una donna che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, li tocco il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. Gesù disse: ”Chi mi ha toccato?” Tutti negavano e Pietro allora disse: ”Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia”. Ma Gesù disse: “Qualcuno mi ha toccato e ho sentito che una forza è uscita da me”: Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvato, vai in pace”. Stava ancora parlando quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: “Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro”. Ma Gesù avendo udito rispose: “Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata”. Giunto alla casa non permise a nessuno di entrare con lui fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: “Non piangete, non è  morta, dorme”. Essi lo deridevano sapendo bene che era morta. Ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: “Fanciulla alzati”. La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare. I genitori ne furono sbalorditi ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

Questi sono due episodi che abbiamo tutti  in testa: la resurrezione della figlia di Giairo da una parte e l’episodio della emorroissa dall’altra che però sono narrati intrecciati; si inizia con la figlia di Giairo, nella strada c’è l’episodio dell’emorroissa e si conclude a casa di Giairo con l’ordine di mantenere il segreto su quanto accaduto.

Anche qui si tratta di due strategie e, non a caso, nel linguaggio lucano, di un uomo e di una donna. Non sono due strategie di cui una giusta e unna sbagliata, ma tutte e due giuste, devote e, da un certo punto di vista, di fede. Tutte e due ottengono il risultato: la guarigione e la vita della fanciulla. Non è un problema di efficacia o di giustizia della strategia. Sono entrambe buone ma una è una strategia ordinaria e l’altra è trasversale.

Forse ciascuno di noi nella sua vita ha bisogno di entrambi i momenti o forse dipende dal luogo che ognuno abita.

Giairo è uno dei capi della sinagoga, cioè un uomo, maschio, potente che in un momento di difficoltà anche lui ha i suoi problemi, è molto triste e preoccupato per la figlia. Può rivolgersi apertamente a Cristo e pubblicamente chiedere.

L’emorroissa è una donna che non è riportata con il nome:  somma in sé la condizione di essere una donna, per cui già per la cultura era un po’ vergognoso in sé, e l’afflizione da un problema di salute doppiamente vergognoso. Il tabù del sangue è molto forte nella cultura giudaica: il sangue rende impuri. Fino ad oggi per le donne tutta una serie di prescrizioni riguardano questo tema del sangue. La struttura di fondo su cui si radica un certo modo di segregare le donne nelle culture mediorientali e nei temi religiosi è dato dal problema delle mestruazioni, del sangue e cioè della impossibilità di una purezza.

Quindi per questa donna il malanno che è oggettivamente un problema per la sua vita, la rende doppiamente impura perché l’emorragia costante non le da mai dei periodi di purezza possibili alle donne in quella struttura religiosa. Dunque lei usa una strategia totalmente segreta. E’ un altro modo di guardare sé, il proprio bisogno e la possibilità che Gesù intervenga.

Vedremo che la conclusione è dalla parte del segreto, non dalla parte di Giairo: Gesù raccomanda a lui e alla sua famiglia di non  dire cosa è accaduto.

“Al suo ritorno Gesù fu accolto dalla folla perché tutti erano in attesa di lui”. Luca ci mostra uno scenario che più volte viene narrato nei vangeli e che spesso mi fa pensare che allora le persone erano più reattive a certi discorsi. Non c’era la televisione, c’erano solo questi Rabbi che andavano in giro ed erano l’unico spettacolo divertente, per cui tutti li aspettavano. Oggi non so  quanti sarebbero così in attesa di un maestro che passa per le strade.

Comunque ci sono anche qui diversi modi di essere in attesa. Tutti, in modi diversi, viviamo l’attesa di una soluzione; tutti siamo abbastanza stanchi, malati, incasinati per desiderare che ad un certo punto qualcosa si materializzi. Forse molti mettevano in Gesù questa attesa. L’avevano visto parlare con autorità, compiere delle opere e sono in attesa di lui e di una soluzione.

Il primo che si presenta è Giairo che prega Gesù di recarsi a casa sua perché sua figlia stava per morire. Questa è la strategia perfetta. È molto educato, si mette ai piedi di Gesù, non ha arroganza, lo prega ma il suo atteggiamento è molto chiaro: lui va da Gesù con una richiesta precisa, pubblica e prega Gesù di andare a casa sua. È Gesù che si  deve spostare. È una strategia molto diretta.

Immediatamente Luca in questa situazione apre una parentesi e dice: “Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano  intorno e una donna che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non avendo potuto essere guarita da nessuno, gli si avvicinò da dietro, li tocco il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò.”

Questo fatto di toccare il lembo del mantello del profeta è una figura antica nell’Antico Testamento,  considerata, già al tempo di Gesù, superstiziosa, come se l’abito del profeta fosse sufficiente a… E’ quello che noi oggi chiameremmo atteggiamento da religiosità popolare, un po’ devozionale, strano, disperato. Questa donna non può fare la sua richiesta apertamente perché dovrebbe denunciare la sua mancanza di purezza, non ritiene di avere un diritto, non vuole far spostare Gesù e si sposta lei. Va lei  dietro e tocca il lembo del  mantello: è un’altra strategia.

“Immediatamente l’emorragia si arrestò”.  L’effetto è immediato, magico. È come se non ci fosse bisogno né di una parola né della fede. È una strategia trasversale che però ha immediatamente successo e questa è la cosa curiosa di questo testo perché verrebbe da pensare che sia tutto sbagliato: non c’è parola né di Gesù, né della donna, non c’è posizione di fede, non c’è richiesta, non c’è niente di quello che per noi razionalmente bisognerebbe fare.

C’è un tocco corporeo talmente potente che Gesù chiede chi l’ha toccato. È un racconto in cui c’è questa energia che esce da Gesù, con Pietro che obbietta dicendo che con tutta la gente che c’è intorno a lui non è possibile che abbia sentito qualcuno che toccava il mantello. Ma lui dice di aver sentito un potere uscire da lui. Ha un tono primitivo, arcaico, magico, contemporaneamente anche post moderno, antico e contemporaneo: non ne possiamo più di parole, non ne possiamo più di dover spiegare ciò di cui abbiamo bisogno, avremmo bisogno che qualcuno capisse, che qualcuno si lasciasse toccare e essere toccato. Avremmo disperatamente bisogno che bastasse esserci per risolvere le questioni

C’è un silenzio che non è un silenzio di magia ma è il silenzio di un indicibile, di non avere nemmeno la forza di dire di che cosa si ha bisogno e c’è il silenzio di Gesù che una volta tanto non guarisce con la parola e nemmeno toccando. Nei sinottici ci sono spesso episodi in cui Gesù fa delle cose: fa il fango oppure tocca la bocca, le orecchie, fa un gesto. Qui nemmeno questo, viene estorta una potenza. È un’immagine di una potenza incredibile adatta a noi.

Abbiamo bisogno di un altro sguardo che estorca la potenza da Dio. Non ne possiamo più di essere uomini come Giairo, giusti, che non chiedono nemmeno per sé, lui chiede per la propria figlia che è il massimo della bontà. Lui non ha proprio bisogno di niente. Un altro sguardo è essere una donna che non può nemmeno dire il nome del proprio bisogno, che non chiede per altri ma non chiede nemmeno per sé perché non ha più la voce.

Gesù poche volte fa domande esplicite che non siano domande che indagano sull’interlocutore ma domande su di sé. Domanda “Voi chi dite che io sia”, qui dice “Chi mi ha toccato?”.

Sono pochissime le domande in tutti i Vangeli quando lui parla come soggetto di sé stesso. È come se un altro sguardo, un’altra strategia di questa donna nei confronti di Gesù apportasse a Gesù una conoscenza di sé che lui non aveva prima.

C’è questa scena del versetto 47: “Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. Con lo stesso gesto di Giairo di buttarsi ai suoi piedi e non lo prega di andare a casa sua ma “dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante”.

E’ una presa in carico radicale di soggettività: fa la cosa che non poteva fare e cioè dichiarare chi è lei, qual è la sua condizione radicale di mancanza di purezza. Non chiede più niente a questo punto, tutto è già compiuto nel tocco reciproco. Qualcuno che ha commentato questo testo diceva che si realizza un contatto cioè un con tatto: un tocco fra i due che ha una delicatezza e una potenza incredibile.

Egli le disse: “Figlia, la tua fede ti ha salvato, vai in pace”. È il secondo miracolo.

I sinottici fanno sempre abbastanza attenzione quando parlano dei miracoli tranne nei casi in cui il tema del miracolo è la polemica sul sabato. In tutti gli altri casi fanno molta attenzione che il miracolo non offenda le regole della purezza. Quindi, per esempio, quando Gesù guarisce i lebbrosi dice loro di andare a mostrarsi ai sacerdoti perché  erano gli unici che potevano  dire che non erano più impuri. Qui invece Gesù non impone nessun passaggio di dichiarata purezza ma le dice che la sua fede l’ha salvata e può andare in pace. È accaduto, non c’è altro, non c’è più mancanza di purezza.

Poi  Luca ci conduce a chiudere il cerchio con la fine del secondo  episodio.  Arriva una persona dalla casa del capo della sinagoga che a Giairo di non disturbare più il maestro perché sua figlia è morta. Continua con un ritmo di buona educazione.

Gesù di fronte a uno tutto giusto ha una strategia diretta, corretta, lo sposta dicendo di non temere, che non sta disturbando e che sua figlia vivrà. È buffo che, giunto alla casa, non permetta a nessuno di entrare con lui perché lui è un ospite, quella non è casa sua, non è lui che ha il diritto di dire chi entra e chi non entra. In questa situazione diventa lui il  padrone di casa, è lui che è scorretto e tiene fuori la gente.

Si porta con lui i tre che sono con lui nei momenti cruciali, Pietro, Giovanni e Giacomo. Tutti piangono ma lui rassicura dicendo che non è morta ma dorme. Lo deridono ma lui prende la mano della ragazza e dice “Fanciulla alzati” e poi si dice “Tutti sono sbalorditi”.

Qui si procede con un’assoluta signoria di Gesù, non gli è estorta nessuna forza, non c’è nessuna forzatura. Ancora una volta lui prende per mano una giovane donna, per di più morta, sfidando  quindi le regole della purezza perché non si possono toccare i cadaveri. La conclusione però lascia un po’ perplessi perché ordina loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

In vari testi evangelici c’è questo comando al silenzio. Il capitolo iniziava con “predicando e annunciando la buona notizia” nel segno di una parola che andava detta e si chiude sotto il segno del silenzio. Si  chiama tecnicamente il silenzio messianico particolarmente presente nel Vangelo di Marco. Ci sono tantissime teorie sul perché Gesù che è predicatore, che è Rabbi, che va in giro ad insegnare, dovrebbe invocare il silenzio.

È molto bello questo tentativo di insegnare a Giairo a comportarsi come una donna e cioè alla fine di questa sua strategia che viene ritenuta di buona intenzione e quindi premiata con la guarigione della bambina. È riconosciuta come una strategia di fede che non viene rimproverata, ma alla fine gli si dà la misura di un’altra possibilità che è quella mostrata nell’episodio dell’emorroissa: il silenzio potente sotto il segno del segreto ma non per questo meno efficace.

I due episodi rappresentano nell’insieme del capitolo il legame al primo e al secondo titolo.

Predicando e annunciando si lega a Giairo che fa tutto per bene, poi ci sono le donne liberate dai demoni che seguono Gesù servendolo che si legano  a questa donna due volte impura che si permette un tocco che rende impuro anche Gesù e che in questo realizza il proprio desiderio ma anche la propria soggettività: può dichiarare di fronte a tutti qual è la sua posizione. Ne ricava una salvezza e un augurio di pace.

Ci sono molti modi di avvicinarsi a Dio e questo testo ci dice che possiamo stare tranquilli perché nessuno è sbagliato, vanno bene tutti.

Però tutto il Vangelo ci  insegna che Dio preferisce i poveri, che non è un padre che fa parti uguali. Dio non funziona secondo il mito della correttezza ma fa parti disuguali tra figli  disuguali. I poveri che lui preferisce non sono solo  quelli che hanno  poco di qualche cosa ma sono quelli che fanno l’esperienza di  questo silenzio, di questo tocco che non ha più nemmeno le parole per chiedere ciò di cui ha bisogno. In modo un po’ provocatorio potremmo dire che l’altra strategia è quella di estorcere a Dio, “costringere” Dio a qualche cosa, come la donna che estorce una potenza da Gesù quasi senza che lui lo voglia. In Gesù ci viene mostrato che questa strategia è premiata, che in alcuni casi non solo si può ma si deve fare.

Vi leggo alcune righe dello scrittore Baricco che abbiamo usato spesso:

“Ancora adesso, nelle terre di Carewall, tutti raccontano quel viaggio. […] Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume per noi. E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio. Questo, davvero sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce la vita, qualunque vita. E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare. Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano” (1).

Questo testo sul toccarsi, lasciarsi toccare dice che può essere qualcosa di profondamente pericoloso ma rende tutto umano. Mi sembra quindi che la strategia dell’emorroissa è tanto primitiva quanto stra-contemporanea. Se un problema abbiamo è proprio questo: toccare e lasciarsi toccare, raggiungere l’altro e lasciarsi raggiungere e sapere che c’è una salvezza, una pace che viene da questo.

Fossano, 1 febbraio 2014
(testo non rivisto dall’autore)

1 Alessandro Baricco, Oceano mare, Rizzoli, pp. 52-53.

Anno pastorale: 2013/2014

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