Storia della Chiesa (XI)

Gruppo del venerdì
Febbraio 2002

Traiamo una conclusione da tutto questo primo, lungo periodo: c’è la prima parte, che è la parte di ascesa, quella che all’inizio chiamavo la costruzione delle forme di alfabeto della chiesa, fino al 1200-1300. Dall’inizio alla crisi conciliatorista è come se la linea andasse verso l’alto, poi c’è un pezzo in piano, fino alla riforma luterana, che è la parte critica, in seguito comincia il tempo di sfaldamento. Dunque c’è un primo tempo creativo, che costruisce delle forme di chiesa, delle modalità, delle strutture. La crisi conciliatorista è il momento in cui si spacca la simbiosi che fino a quel momento aveva funzionato abbastanza bene tra il modello della convivenza civile e il modello dell’idea di chiesa. Si incrina la prospettiva ideologica, non più reale, dell’impero unico e nasce l’idea delle monarchie nazionali. Comincia ad esserci un “dibattito”, l’idea di concordare il potere, a partire dalla domanda: chi è il “capo dei capi”, chi decide quando i capi non sono d’accordo tra di loro, e così via.

Questa prima fase, in ambito civile, sarà il periodo della guerra dei cent’anni: si prova a risolvere la questione con la forza. Si trascinano le guerre per l’Europa, nel tentativo di stabilire di chi è il potere ultimo, e rimane l’idea mitica dell’imperatore, della proclamazione e incoronazione dell’imperatore, ma senza una realtà.

Tutto questo movimento, in ambito civile, attraverserà una serie di mutazioni, vi entreranno movimenti (la scoperta di nuovi mondi, ad esempio) fino ad arrivare a partorire, dopo il ‘700, l’idea di “democrazia”, che è la mutazione radicale dall’impero: dal governo di uno solo a una forma regolata del governo di molti.

Questo movimento ha il suo punto di svolta appunto con la nascita delle monarchie, tra il 1200 e il 1500, in cui anche il mito dell’impero sta crollando e c’è il problema di regolamentare il potere. Fino alla crisi di questa idea la chiesa aveva mutuato dalla società civile le sue forme di organizzazione. Su questo punto la crisi conciliatorista è esattamente il parallelo della crisi delle monarchie nazionali, cioè la crisi in cui i vescovi si considerano i capi; ma ha un esito diverso da quello che succede in ambito civile, perché il risultato è un procedimento di accentramento romano molto più forte.

Rispetto al potere civile nella chiesa c’è un “fuori” dove andare. Si è dichiarati eretici o scismatici, che è quello che succede con Lutero. E il potere mantiene la sua potenza autoreferenziale. Questo è il punto di snodo in cui comincia la grande separazione: dentro o fuori la chiesa. E’ la questione che si chiamerà, nei suoi esiti finali, secolarizzazione.

Si apre una forbice: da una parte il fatto che il mondo moderno sviluppa un suo percorso, dall’altra il fatto che la chiesa, per mantenere un’idea imperiale “manda fuori”. Si arriva ad una divaricazione totale, che finisce per provocare un aggravamento dei mali interni della chiesa. Questa situazione peggiorerà drasticamente dal punto di vista dell’organizzazione e delle forme, fino al Vaticano II.

La grandissima intuizione del Vaticano II sta nel fatto che, oltre ad accogliere il respiro di novità, ha la grande capacità, quasi inconcepibile dal punto di vista degli elementi storici che erano in gioco, di mettere un punto fermo dopo cinquecento anni di un certo tipo di sviluppo e di provare sul serio a guardare le cose da un altro punto di vista, non narcisistico e non autoconfermativo.

Ma prima di Vaticano II, il percorso di accentramento era stato tale che, nascendo dal ‘500, arriva fino alla dichiarazione dell’infallibilità pontificio, che è l’ultima forma immaginifica per dire: l’imperatore è imperatore anche della verità.

Il Vaticano II ha una libertà radicale rispetto alla propria storia e alla storia di autocomprensione della chiesa di se stessa.

Tra il 1200 e il 1500 c’è un periodo, caratterizzato da molte tensioni, in cui lo stacco non è ancora avvenuto. Che lo stacco non sia ancora avvenuto lo dimostrano gli umanisti, che ancora nel 1500 credono (e non si rassegnano) sia possibile fare incontrare i due percorsi.

La questione luterana, in termini di dinamica macro, segna la rottura definitiva. Il cattivo carattere del Papa e il non migliore carattere di Lutero, come accade ogni tanto nella storia, sono il sassolino che fa precipitare la valanga.

La situazione mostra bene come sia la posizione della controriforma, sia quella della riforma luterana, sono entrambe posizioni medievali: non sono posizioni per il futuro. Quelli che capiscono veramente che cosa sta succedendo sono gli umanisti, e poi i mistici, cioé coloro che non entrano nella trappola dello scontro frontale, uno scontro tra due modelli imperiali.

Nel mondo cattolico tutto questo segnerà un blocco molto rigido dal punto di vista della forma visibile della chiesa, duro, fermo, per quattrocento anni, fino al Vaticano II.

I quattro elementi base che si sono formati nel tempo e che abbiamo esaminato fino ad ora sono le quattro coordinate che costruiscono la struttura portante della visibilità della chiesa cattolica; nella cristianità nei due secoli tra il conciliatorismo e la riforma da elementi queste realtà si trasformano in tensioni.

Sono quattro mattoni che fanno sostanzialmente la forma della chiesa, ma nel tempo di crisi da quattro mattoni diventano quattro punti deboli e fragili.

  1. La tensione tra territorialità e movimento vitale, relazioni, rapporti faccia a faccia. La chiesa organizzata per territorio impiega sei secoli a conformarsi e poi si spacca, e tutti i movimenti di riforma si raggruppano intorno a singoli perché la questione del movimento vitale della fede è inevitabile.
  2. La tensione tra centralizzazione e località. La questione del papato e dei vescovi, la tensione tra la chiesa latina e le chiese orientali.
  3. La tensione fra la strutturazione dei ruoli e la carismaticità. nei primi sei secoli si sono definiti dei ruoli accentrandoli tutti sul ministero. Si spacca questa tensione con la carismaticità dei riformatori, che non a caso spaccano la questione dei ministri.
  4. La tensione tra la ministerializzazione e la libertà di coscienza.

Tra il ‘300 e il ‘500, tra la crisi conciliatorista e la questione luterana, come tendenza intermedia, c’è la posizione degli umanisti e, per esempio, dei nominalisti. Tutti i tentativi di raccordare diversamente fede, intelligenza e visibilità della fede, che sono perdenti nel grande scontro fra riforma e controriforma, in fondo hanno la loro rivincita con Vaticano II: saranno i grandi temi che il Concilio riprenderà in esame per ripartire.

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