Passa al contenuto principale
Scritto il 3 Settembre 2015

La fine di “un” mondo…

La fine di “un” mondo…

Pubblichiamo una riflessione del teologo-biblista Brunetto Salvarani su quanto avviene nel campo della stampa di matrice cattolico-missionaria (grazie a Stella Morra per la segnalazione).

Sono settimane e mesi di lavori in corso, qui al CEM. Stiamo riflettendo sulla necessità di cambiare, convinti come siamo – e da tempo – che l’odierno quadro politico, culturale e sociale richieda da parte nostra un salto di qualità: ben sapendo che la sfida che abbiamo di fronte, quella di offrire una proposta, giornalistica e non solo, all’altezza della situazione, si presenta tutt’altro che agevole. Del resto, come avevamo sottotitolato il nostro cinquantaquattresimo convegno nazionale, che avrebbe dovuto tenersi a Trevi a fine agosto e invece siamo stati costretti ad annullare per la scarsità delle prenotazioni (ahimè), “chi non si rigenera degenera”. E dunque, coerentemente, stiamo cercando di rigenerarci, guardando al futuro ma senza dimenticare il passato. Presto saremo in grado di dirvi di più, per ora credo utile inserire questo nostro sforzo all’interno di una fase assai complessa per le testate del nostro microcosmo, e a noi vicine. L’anno scorso, per fare appena qualche esempio, hanno chiuso il semestrale della EMI Ad gentes e il mensile dei gesuiti Popoli; e qualche settimana fa le Edizioni Dehoniane di Bologna hanno annunciato per la fine del 2015 la chiusura di due riviste gloriose come Il Regno e Settimana. Al di là della personale profonda sofferenza che provo per la scomparsa di periodici su cui mi sono formato e sono cresciuto, tento di ragionare brevemente e a voce alta sull’accaduto, e di fornire qualche chiave di lettura, per cercare di capire e per contribuire a far sì che fatti simili non avvengano del tutto invano.

Certo, la motivazione prima addotta dalle editrici di riferimento è quella economico-finanziaria: a fronte del più o meno drastico calo degli abbonamenti, un dato oggettivo, e dei costi delle riviste cartacee, altro dato indiscutibile accanto alla concorrenza del web e alla quanto mai problematica distribuzione postale italiana, la scelta inevitabile – si dice – è quella di chiudere. La formazione culturale, soprattutto dei più giovani, altro mantra ricorrente, ormai avviene altrove: sulla rete, appunto, nella comunicazione interna dei gruppi e delle community o, semmai, nei festival che spuntano come funghi lungo la penisola. Sia chiaro: si tratta di ragioni sensate, e del tutto rispettabili. Eppure, ritengo ci sia pure molto altro, che non va sottovalutato, per completare la cronaca di una crisi annunciata, in un orizzonte mediatico, politico ed ecclesiale in rapidissima trasformazione. C’è, ad esempio, l’invecchiamento dei quadri degli istituti religiosi che per decenni hanno garantito la sopravvivenza delle testate legate al mondo cattolico; c’è la carenza sovente cronica di vocazioni degli istituti stessi; e, spesso, un processo di internazionalizzazione dei religiosi non sempre valutato appieno nei suoi riflessi e nelle sue conseguenze. E c’è, infine, last but not least, a me pare, una crisi di motivazioni e di senso su cui non posso dilungarmi per questioni di spazio, ma che potrebbe essere anche la ragione di fondo di quanto sta accadendo. Perché resta paradossale il fatto che proprio oggi, vale a dire nella stagione di un papa come Francesco e in un momento in cui ci si sta rendendo conto di come sia vitale, per il nostro Paese e per le realtà religiose stesse, tornare a investire in scuola, cultura e formazione, vengano meno alcune delle voci che appunto su questi temi si sono fatte un nome di rilievo su scala nazionale. Fino a suggerire che stia sorgendo un vero e proprio problema irrisolto legato alla presenza, o meno, di un’opinione pubblica consapevole (nella chiesa cattolica, ma non solo). Il dibattito è solo agli inizi…

Sì, è vero, todo cambia, ed è necessario rigenerarsi, come dicevo, poi migliorare la qualità dei nostri prodotti, e ancora fare sempre più rete con chi resiste (perché, oggi più che mai, soli si muore): è su questo che misureremo la capacità di CEM di essere resiliente. Dopo tanta teoria al riguardo, dovremo metterla in pratica. E ce la faremo. Perché, recita una famosa massima zen, “quello che per il bruco è la fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla”.

Brunetto Salvarani*

*scelgo di anticipare su FB il mio editoriale, in uscita sul numero di ottobre di CEM Mondialità, sperando di favorire un dibattito, a mio parere necessarissimo, sui temi che affronto


Potrebbe interessarti:


Stella Morra: “Far sentire la voce delle donne anche attraverso la presa di parola con autorità”

Donne e chiesa – La teologa ha presentato i quattro libri nati dagli incontri con Papa Francesco e i 9 cardinali Dopo l’ultima lectio divina della stagione 2024/2025 organizzata dall’associazione “Atrio dei Gentili” nel Seminario Interdiocesan…

Presentazione dei libri tratti dagli incontri di papa Francesco e C9 con teologhe, economiste, canoniste e religiose.

“La presenza e il contributo delle donne alla vita e alla crescita delle comunità ecclesiali attraverso la preghiera, la riflessione e l’azione sono realtà che da sempre arricchiscono la Chiesa, anzi ne costituiscono l’identità. Eppure ci siamo acco…

Incontro sulle ultime nomine di papa Francesco, solo on-line 

Fonte dell’illustrazione: Manypixels Gallery (Creative Commons 4 Attribution License) Recentemente il papa ha nominato per la prima volta una donna, suor Simona Brambilla, come prefetto di un dicastero della Santa Sede (Dicastero per gli Istit…