Panel di esperti "LA CHIESA, NOSTRA MADRE E SORELLA" Commenti TORNARE
AL CUORE DELLA FEDE “I
Protestanti sono caratterizzati dalla ‘Bibbia-mania’, mentre nel sud
Europa si parla più di Chiesa ed episcopato che di Gesù Cristo, ci si
scontra più nell’anticamera che nel ‘Sancta sanctorum’ della fede.
Bisogna fare attenzione al rischio di parlare solo di cose
periferiche...”. È una frase di don Ermis Segatti (responsabile per la
cultura della diocesi di Torino) che colgo dalla trascrizione degli
interventi di quanti hanno partecipato al panel di discussione “La
Chiesa, nostra madre e sorella”, organizzato dall’associazione
culturale “L’Atrio dei Gentili” all’inizio dello scorso dicembre.
Su questo incontro e sui numerosi stimoli da esso emersi vogliamo ancora
tornare, dopo l’articolo di Stella Morra pubblicato su “La Fedeltà”
dell’11 gennaio. La frase riportata in apertura è emblematica del clima
un po’ asfissiante in cui siamo immersi, soprattutto perché pronunciata
da chi, come don Segatti, è un grande conoscitore del cristianesimo
contemporaneo a livello mondiale e dei fermenti religiosi che agitano il
nostro pianeta. Coglie in modo efficace uno dei problemi chiave della
Chiesa di oggi, in particolare in Italia. Una Chiesa - come ha ben
sintetizzato il prof. Paolo Romeo di Cuneo, intervenuto al panel - ridotta
spesso ad “una comunità di credenti che passa il tempo ad organizzare
la propria organizzazione”. E
allora non è un caso se per il prossimo convegno nazionale di Verona i
vescovi italiani, dopo qualche incertezza, hanno scelto come tema:
“Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Il che equivale a
dire che, quando non si sa più dove andare a parare, si ritorna ancora
una volta al cuore del cristianesimo, a quell’annuncio originario (non
solo nel senso cronologico) da cui è scaturito il Cristianesimo. L’esigenza
di tornare a parlare di questioni che stanno al centro dell’esperienza
credente sembra emergere, almeno stando al titolo “Dio è amore”,
anche dalla prima enciclica di Benedetto XVI che viene resa pubblica
proprio oggi. Leggeremo con attenzione quanto papa Ratzinger scrive a
tutti i fedeli del mondo per capire come viene declinato il tema
dell’amore di Dio. E vedremo se a Verona si riuscirà a trovare il
bandolo per sbrogliare la matassa di questi tempi così difficili, in cui
le forme di Chiesa che ci sono state consegnate dalla tradizione cristiana
sembrano mute, svuotate di significato e scarsamente efficaci e, nello
stesso tempo, il nuovo ancora non s’intravvede, e non solo nell’ambito
ecclesiale. Vedremo
se Verona saprà suggerire delle nuove forme per essere Chiesa, oltre i
due estremi di un “fondamentalismo che procede solo per affermazioni
corrette dal punto di vista dottrinale, ma prive della capacità di
diventare vita, o contro un tentativo di annacquamento dell’esperienza
credente volto a ridurre la fede a religione civile” (così si è
espresso in un recente convegno mons. Domenico Sigalini, vescovo di
Palestrina e presidente del Centro di orientamento pastorale). Per una
Chiesa fatta di persone che sappiano davvero ascoltare le domande degli
uomini di oggi e non solo dare delle risposte già confezionate. Carlo
Barolo |
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