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Segnalazioni

Perchè bisogna andare a vedere "Il destino" del regista Y.Chahine?

In questo film gli studiosi sono pensosi, allegri, tolleranti, benevoli, esercitano la giustizia; hanno amici insieme ai quali mangiano volentieri, fanno festa quando c'è da festeggiare, sono in lutto quando la morte li ferisce; amano le loro donne (che sono belle davvero, forti e intelligenti anche quando cucinano il riso allo zafferano), cantano e danzano secondo il ritmo della vita; si preoccupano della crescita dei giovani.; sono gente di fede che aiuta a credere e a pensare. Gli "altri" sono militari che fanno la guerra, imbroglioni che imbrogliano, cattivi che fanno cattiverie, potenti che hanno potere, traditori che tradiscono, invasati che invasano, credenti che insegnano a credere in loro stessi, giustizieri che giustiziano, cattivi maestri che plagiano i giovani. Il messaggio è chiaro: chi sta dalla parte della vita pensa, studia, canta, danza, combatte, sa e può fare molte cose e molte parti ; gli "altri" sanno e possono fare una sola cosa e quella fanno. C'è forse qui una differenza tra la passione della vita e "la passione", quella che da sola può abitare il nostro cuore e renderci idolatri?

La vicenda è quella del filosofo arabo Averroè, vissuto nel XII secolo in Spagna e poi esiliato in Marocco dalle accuse di eresia e irreligiosità che gli mosse il fanatismo religioso del suo tempo; sappiamo dai libri di scuola che Averroè è il grande commentatore di Aristotele (Dante: Averrrois, che 'l gran comento feo), che attraverso la sua opera Aristotele raggiunse l'Europa cristiana e, non senza fatica, entrò nelle università: difficile pensare a S.Tommaso senza Aristotele. Forse, anche senza Averroè. Il film inizia con il rogo di un eretico cristiano, bruciato per aver tradotto le opere del pagano Averroè e finisce (anche) con il rogo delle opere di Averroè, acceso dal fanatismo religioso islamico, che ben si sposava, come tutti i fanatismi, con il potere che si vuole assoluto e con tutti i peggiori difetti dell'umano genere.

Dunque perché andare a vedere questi film? Per solidarietà con chi combatte l'integralismo islamico con le armi del pensiero e della cultura, ma anche per noi stessi, europei un po' smarriti. Chi ama pensare troverà in questa narrazione cinematografica forse troppo semplice una consolazione, una denuncia, un invito alla vigilanza, padri illustri; la ragionevolezza sta dalla parte della vita, studiare è nobile e umanissima attività, senza ricerca si muore di asfissia (o si diventa eretici): la battaglia tra un fideismo fanatico e una fede che cerca la sua ragionevolezza non è solo del mondo islamico, non è una questione medioevale, forse è una questione europea, dove si giocano le radici più profonde, e l'identità stessa di una cultura di cui vale la pena ancora di essere figli. Pensare e studiare non fa male alla salute; può farci andare in esilio, ma rende felici. Forse rischiamo di dimenticarlo, magari per stanchezza.

2 aprile 1998

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