Gruppo del Venerdì Storia della Chiesa - 13 Riforma protestante e riforma cattolica: ho già
detto che questo è un nodo centralissimo. Le cose di cui ci stiamo occupando ruotano
attorno ad un’idea che è quella di vedere come tutta una serie di
elementi che per noi sono “la chiesa cattolica”, forme, modi, prassi,
modelli, abitudini di fare le cose, in realtà sono l’articolazione di
un alfabeto che comincia intorno al 900, al 1000 e hanno una parabola
della quale noi siamo al fondo, che raggiunge il suo massimo di
organizzazione e di sistemazione più efficace tra il 1300 e il 1500, tra
la nascita delle università e la Riforma. Qui sta tutta una parte
creativa in cui l’esperienza credente, che per una serie di secoli è
stata un’esperienza poco più che personale, e comunque di circoli di
persone, poi si è mano a mano articolata dentro le realtà sociali, e
acquista quella che noi chiameremmo una “visibilità sociale e
istituzionale compiuta” tra il 1000 e il 1300 e dà i suoi frutti
migliori tra il 1300 e il 1500, e non è un caso che questi siano i secoli
d’oro della teologia, quella che poi si userà fino al Concilio Vaticano
II, quasi invariata. Il 1500, con il Concilio di Trento, è il
punto massimo di produzione positiva di
creatività e, contemporaneamente, tutto viene cristallizzato e
congelato, e nulla si potrà più “inventare”. Dal
1500 al Vaticano II la discesa è costante. Si aggiungeranno tuttavia
molte cose nuove in termini di visibilità: prassi, devozioni, usi. La
struttura però resta immobile
e tutto casca dentro un quadro percepito come solido e antichissimo e che
è quello che proviene dal decimo secolo. La cosa è dimostrata dal fatto che moltissime
di queste cose aggiunte, anche alla fine dell’ottocento, vengono
percepite come se fossero esistite da sempre. Questo succede perché si
sono piazzate via via dentro uno schema percepito come antico; ad esempio
la prassi reale di un clero ufficialmente celibatario che avviene alla
fine del 1700 e viene percepita come esistita da sempre. Oppure tutti gli
elementi di devozione, come il Rosario, l’Adorazione eucaristica, che
nascono verso il XVII secolo
e sono chiamati devotio moderna e per quasi un secolo sono guardati
con estremo sospetto, come una stranissima innovazione e la prassi della
comunione ai bambini molto piccoli, con la festa della prima comunione,
risale alla fine dell’ottocento, mentre noi la percepiamo come sempre
esistita. Tutto
viene inserito in questo quadro immobile e non c’è una creatività
reale capace di spostarlo. Dal cinquecento in poi la fissazione è totale
e avviene intorno a due questioni: 1) l’idea, allora totalmente nuova,
di governo della Chiesa, cioè del fatto che fosse necessaria un’autorità
nelle chiese e che questa autorità abbia anche delle contropartite, delle
forme storiche, sociali, visibili e che questa autorità vada esercitata
in modo centralizzato per cui si sappia chi deve decidere e che cosa.
Questa innovazione, che risale, di fatto, al cinquecento a noi sembra uno
degli elementi genetici della Chiesa Cattolica, una delle cose che la
caratterizzano. 2) Quella che si chiama “la centralizzazione
romana”, cioè la costituzione di un certo ruolo del Romano Pontefice,
la formalizzazione di questa idea, il percepire che è così e non può
essere che così, proprio come lo riteniamo oggi, anche questo scaturisce
nel ‘500 e, data la sua importanza, bloccherà tutto. Nella misura in cui si ha un’autorità
centralizzata e questa autorità comincia ad avere diritto di parola su
tutto e non ci sono ancora meccanismi, prassi, di come si deve fare, si
ricorre alle scomuniche. Si attuano in seguito delle prassi che sono
prassi di governo, come quello della Curia, ecc. Originariamente i cardinali erano i parroci di
alcune chiese basilicali di Roma: nessuno avrebbe accettato un
potere di governo universale da parte di un vescovo, in questo caso
del Vescovo di Roma, il Papa, perciò si diceva che era la Chiesa di Roma
ad avere questo primato, dunque c’era il Vescovo di Roma con il suo
presbiterio di parroci. Questo nasce con un’idea di base di collegialità
rispetto all’autorità personale del Vescovo di Roma. (Oggi viene invertita la prassi: prima viene
nominato il cardinale, poi gli si dà il titolo di una basilica romana).
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