Atrio


Gruppo del Venerdì
Maggio 2002

SCHEDA

Riforma protestante - Riforma cattolica in Italia

 

 L'Italia non fu conquistata dalla Riforma protestante. I pochi cenacoli isolati (Napoli, Lucca, Ferrara e Venezia) ebbero carattere aristocratico e non fecero unità tra loro. Piccolissimi ruscelli, che non formarono un fiume. Quali le cause? Vediamo alcuni aspetti.

L'Italia non aveva il complesso antiromano dei tedeschi, anche perché la curia romana era formata da prelati italiani. Inoltre la penisola italiana era stata la culla dell'umanesimo, che per il suo ottimismo sorprendente era agli antipodi del radicale pessimismo di Lutero. Infine, il protestantesimo fu bollato in Italia come “la peste d'oltralpe”, e arrivò come merce straniera (1)

Non va poi dimenticata l'incidenza dell'Inquisizione, che arrestò e condannò al rogo alcuni luterani italiani. Altri vissero come nicodemiti (= criptoprotestanti) in Italia, oppure emigrarono all'estero. II denominatore comune degli eretici italiani fu l'allergia verso le strutture sia cattoliche che riformate, cosicché dovettero pellegrinare da una nazione all'altra, trovando pace solo nella cattolicissima Polonia, dove il pio re Stefano Bathory si ispirava a questo programma: “Ci sono tre cose, che Dio ha riservato a sé: creare dal nulla, conoscere il futuro, giudicare le coscienze”. (2)

Se la dottrina di Lutero non attecchì in Italia, ciò forse è dovuto anche a due altri fattori.

Primo: la religiosità della penisola non aveva i fremiti dell'angoscia e non era travagliata dai terrori del demonio o dell'inferno, che caratterizzavano la Germania del giovane Lutero. (3)

Secondo: già alla fine del sec. XV l'Italia era percorsa da fremiti vivaci di rinnovamento, che anticiparono sia Lutero sia il Concilio di Trento. Sono i semi della Riforma cattolica che trova la sua carta d'identità in questa frase inaugurale del Lateranense V: gli uomini devono essere riformati dalle cose sante; non le cose sante dagli uomini (fu pronunciata nel discorso d'apertura da Egidio da Viterbo, il 3 maggio 1512).

La Riforma cattolica parte dalla base, mentre al vertice papale siedono un Alessandro VI, un Giulio li, un Leone X, personalità altrettanto ricche di qualità umane quanto povere di affiato religioso. Fra i gruppi di base, il filone più incisivo è la Compagnia (o Oratorio) del Divino Amore, che lo storico Pastor chiamala cittadella della Riforma cattolica. La prima comunità nacque a Genova nel 1497 ad opera di Ettore Vernazza, su impulso di S. Caterina Fieschi. Era costituita in prevalenza di laici, che si impegnavano a sviluppare un'intensa vita spirituale (confessione e comunione, contatto con la Bibbia, preghiere in comune) e a svolgere attività caritativa a favore dei condannati a morte, delle donne traviate, degli orfani, degli appestati e dei colpiti dal morbo gallico o sifilide (i cosiddetti incurabili). (4)

Dalla matrice del Divino Amore, irradiato in tutta Italia, nacquero molteplici iniziative di riforma (i Teatini, i Somaschi, alcuni vescovi zelanti). (5)

Un fatto degno di segnalazione è la larga presenza femminile in questa costellazione di riformatori cattolici: Osanna Andreasi (1449‑1505) di Mantova unì mirabilmente la vita contemplativa ed attiva, assumendo persino la reggenza del ducato di Mantova; Stefana Quinzani (1437‑1530) di Orzinuovi (Brescia), pur attendendo alle umili faccende domestiche, elargì consigli spirituali a famiglie principesche e ad anime angosciate; Ludovica Torelli (1500‑1569) fondò le Angeliche per la riforma dei monasteri femminili e l'educazione delle fanciulle; A‑ngela Merici di Brescia crea nel 1536, con quattro secoli di anticipo, il primo istituto secolare della storia.

Pur non mancando i rappresentanti del clero, sono i laici a fare la parte del leone.

Gaspare Contarini (1483‑1542), contemporaneo di Lutero, visse una esperienza analoga a lui il sabato santo del 1511, nella confessione pasquale: sperimentò cioè la nullità totale dell'uomo, e l'infinita bontà e misericordia di Dio, che “ama noi vermicelli quanto l'intelletto nostro non può capir” (nel 1535 il laico Contarini riceverà la porpora e porterà aria nuova nel collegio dei cardinali). (6)

Nel ventaglio delle proposte di riforma venute dal basso, merita attenzione il “Libellus ad Leonem X”, il più profondo ed incisivo dei memoriali, che i due monaci camaldolesi Paolo Giustiniani e Vincenzo Quirini presentarono al papa nel 1513 perché adottasse i giusti provvedimenti nell'ambito del Concilio Lateranense VI: mettere la Bibbia alla portata di tutti; convocare periodicamente sinodi e concili per mantener viva la tensione riformistica; impegno dell'annuncio evangelico nel mondo intero; unità fra i cristiani d'Occidente e d'Oriente.

Un programma così ampio non è stato attuato neppure dal Vaticano li. La Riforma cattolica è in cammino. (7)

F. M.

 

 Bibliografia

M. MARCOCCHI, La Riforma Cattolica, 2 voli. Brescia, Morcelliana 1967‑1970; H. JEDIN, Storia del Concilio di Trento, I, Brescia, Morcelliana 1949; D. CANTIMORI, Prospettive di storia ereticale italiana nel Cinquecento, Bari, Laterza 1960; G. ALBERIGO, La Riforma protestante (antologia), Brescia, Queriniana 1979. 

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